Il Parlamento dell'India è rimasto profondamente diviso e in gran parte non funzionale martedì, mentre l'opposizione e il Partito della Bastarda (CJP) hanno fatto pressione sul governo per ottenere risposte sulla gestione delle recenti proteste e sulle accuse di uso eccessivo della forza da parte delle agenzie di sicurezza.
Il CJP, guidato dal suo portavoce Saurav Das, ha preso i social media per chiedere perché il Primo Ministro Narendra Modi e il Ministro degli Interni Amit Shah non si fossero presentati in nessuna delle due camere del Parlamento dall'inizio della sessione montuosa il 20 luglio. Das ha accusato le forze centrali, in particolare la polizia di Delhi e la Central Reserve Police Force (CRPF), di essere responsabili della dispersione violenta dei manifestanti studenteschi che si erano riuniti per sfidare presunte irregolarità negli esami di ammissione.
Il presidente del Lok Sabha, Om Birla, ha criticato il governo per aver respinto le richieste parlamentari. Das ha definito il rifiuto di Modi e Shah di comparire in Parlamento come un fallimento nel sostenere i principi democratici e un segno di tendenze autoritarie all'interno del partito al potere. Il deputato del Congresso Abhishek Manu Singhvi ha espresso sentimenti simili, accusando il governo di evitare l'impegno con il Parlamento.
Singhvi ha osservato che la seconda ondata di interruzioni è seguita dall'assenza sia di Shah che di Modi dalle sessioni parlamentari, nonostante la loro presenza nel complesso del Parlamento per altre riunioni. La sessione del monsone, iniziata il 20 luglio, è stata contrassegnata da Modi che ha tenuto un discorso fuori dai locali della Lok Sabha piuttosto che all'interno della camera. La sessione, originariamente prevista per concludersi il 13 agosto, continua a subire frequenti sospensioni a causa dell'insistenza dell'opposizione ad affrontare le lamentele relative alle proteste studentesche e alle donazioni del tempio di Ayodhya.
Mentre il CJP e il Congresso hanno preso una ferma posizione nel ritenere il governo responsabile, altri attori politici sono rimasti più sottomessi. I rapporti indicano che la copertura delle notizie televisive ha spostato l'attenzione su figure come Prashant Kishor, un eminente stratega, e Udhayanidhi Stalin, un politico del Tamil Nadu, suggerendo che la narrazione intorno alle azioni del governo potrebbe evolversi. Tuttavia, la questione fondamentale dell'assenza di Modi e Shah dai procedimenti parlamentari rimane irrisolta. Gli analisti suggeriscono che la situazione attuale riflette tensioni più profonde all'interno del panorama politico dell'India.
Il CJP, spesso definito in termini derisori dagli oppositori come "scarabacchi", è emerso come un critico vocale della dispensazione al potere, sfidando il suo dominio percepito. Questa dinamica ha creato uno scenario in cui il governo affronta crescenti pressioni per giustificare le sue politiche e azioni davanti al corpo legislativo. Mentre la sessione del monsone progredisce, l'assenza di Modi e Shah dai dibattiti parlamentari continua a alimentare speculazioni sulla strategia e le priorità del governo. Con la sessione che terminerà a metà agosto, la probabilità che questi leader facciano apparizioni nei prossimi giorni rimane incerta.
Il loro silenzio ha solo accentuato le richieste di maggiore trasparenza e reattività da parte del ramo esecutivo.
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