Secondo diversi media israeliani, queste figure si sono impegnate in sforzi discreti per convincere gli associati di Trump ad astenersi dal sostenere pubblicamente Netanyahu. Queste mosse arrivano in un momento di crescente incertezza sul fatto che Netanyahu possa assicurarsi i 61 seggi parlamentari necessari per formare un governo, o se l'opposizione potrebbe emergere vittoriosa.
Trump, noto per la sua influenza sulla politica israeliana, finora ha resistito a fornire a Netanyahu un sostegno pubblico, nonostante le speranze del primo ministro per tale sostegno. Tuttavia, Trump è rimasto cauto, rifiutando di offrire un sostegno esplicito in diverse occasioni. Questa esitazione riflette sia considerazioni strategiche che personali. Trump ha storicamente utilizzato il suo capitale politico per sostenere le campagne di Netanyahu, come il riconoscimento della sovranità israeliana sulle alture del Golan prima delle elezioni del 2019. Tuttavia, ha anche espresso frustrazione per la leadership di Netanyahu, definendolo "il suo peggior nemico" nelle discussioni private.
Nel frattempo, il sostegno ad alcune delle politiche di Trump in Israele è diminuito a causa dei vincoli percepiti sull'autonomia di Israele nel trattare con Iran, Gaza, Siria e Libano. Queste tensioni complicano la capacità di Trump di svolgere un ruolo decisivo nell'attuale ciclo elettorale. L'opposizione israeliana, nel frattempo, riconosce il potenziale impatto del coinvolgimento di Trump e ha preso misure per limitarlo.
La scena politica israeliana è ora plasmata dalla prospettiva dell'influenza di Trump, aggiungendo un ulteriore livello di complessità alla corsa. In questo contesto, è emerso un giocatore inaspettato sotto forma di Yoav Segalovitz, un politico centrista relativamente sconosciuto. Segalovitz, ex capo della Divisione Investigazioni e Intelligence della polizia israeliana, ha annunciato di voler lasciare il suo attuale partito, Yesh Atid, e unirsi a Ra'am, un partito guidato dagli arabi che ha svolto un ruolo fondamentale nella coalizione del 2021 che ha spodestato Netanyahu. Questa potenziale alleanza potrebbe spostare significativamente l'equilibrio di potere.
Se Segalovitz si unisse a Ra'am, sarebbe la prima volta in decenni che un membro di un partito sionista si allineerebbe con un partito guidato da arabi, alterando potenzialmente la dinamica delle prossime elezioni. Ra'am, guidato dal parlamentare Mansour Abbas, è da tempo un attore chiave nella politica israeliana, spostando la sua attenzione dal conflitto israelo-palestinese verso il miglioramento delle condizioni per la popolazione araba di Israele. Sondaggi recenti suggeriscono che il partito potrebbe ottenere tra cinque e sette seggi, posizionandolo come un kingmaker critico. Gli analisti sostengono che l'inclusione di Ra'am potrebbe far inclinare la bilancia a favore dell'opposizione, portando il numero totale di seggi a 62 o più, una cifra che potrebbe sfidare il dominio di Netanyahu.
Nonostante il potenziale di cambiamento, i leader dell'opposizione rimangono cauti nell'allinearsi troppo da vicino con Netanyahu. I rapporti indicano che molti all'interno dell'opposizione si rifiutano di rischiare di unirsi alla sua coalizione, temendo le conseguenze di una tale mossa. Il panorama politico rimane fluido, con l'esito delle elezioni del 27 ottobre ancora incerto. Mentre la corsa si intensifica, l'interazione tra la politica interna israeliana e le influenze esterne, in particolare dagli Stati Uniti, continua a plasmare il corso del futuro della nazione.
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