L'ultimo romanzo di Donal Ryan, Where Are the Kings, si sviluppa come una meditazione inquietante sul dolore, l'identità e i fragili confini tra l'umano e il cosmico. La storia è incentrata su Jack, un ragazzo di 12 anni la cui vita è irrevocabilmente alterata dopo la morte di sua madre. Il romanzo si apre con Jack, suo padre e sua madre in piedi sul bordo di un abisso metaforico, che simboleggia l'imminente crollo della loro unità familiare. La madre di Jack, che ha lottato contro la depressione, decide di porre fine alla sua vita annegandosi. Suo padre, sopraffatto da senso di colpa e disperazione, è istituzionalizzato, mentre Jack viene mandato a vivere con i suoi parenti materni estranei.
Questo brusco cambiamento segna l'inizio di un viaggio che metterà alla prova i limiti della sua resilienza emotiva. La narrazione si estende per circa due anni della vita di Jack, anche se il suo ambito temporale si estende ben oltre l'esperienza umana. Ryan costruisce un quadro mitico intorno alla famiglia di Jack, suggerendo che sono legati da un antico conflitto irrisolto. I suoi zii, descritti come figure grandi e imponenti, incarnano il peso dell'eredità familiare, mentre sua zia è ritratta come una donna in sintonia con le forze della natura. Questi personaggi servono sia come ancore che come ostacoli nei tentativi di Jack di navigare in un mondo che si sente sempre più alieno e indifferente.
La morte della madre di Jack è resa con intensità poetica, mescolando elementi di fuoco e acqua per riflettere la dualità della sua esistenza. La sua cremazione diventa un atto simbolico, fondendo i regni fisico e spirituale. Nel garage di famiglia, dove Jack lavora al fianco dei suoi zii, contempla i paradossi della vita moderna, la bellezza del movimento meccanico derivato dal decadimento del passato. L'auto, simbolo sia del progresso che dell'obsolescenza, diventa una metafora della natura ciclica dell'esistenza. Il romanzo attinge fortemente al significato storico del castello di Birr, sede del telescopio Leviathan, che ha svolto un ruolo fondamentale nelle prime scoperte astronomiche.
Questo scenario è un motivo ricorrente, che rafforza il tema della curiosità umana e la ricerca di significato in un universo indifferente. I ricordi di Jack di aver visitato l'osservatorio, dove ha visto per la prima volta l'immensità dello spazio, risuonano in tutta la narrazione. Il castello, un tempo un luogo di meraviglia scientifica, ora è un promemoria di quanto facilmente lo straordinario possa diventare banale. Gli incontri di Jack con altri personaggi approfondiscono ulteriormente l'esplorazione dell'isolamento e della connessione del romanzo. Una figura particolarmente sorprendente è una ragazza che incontra, i cui occhi sono paragonati a stelle binarie di neutroni.
La loro breve interazione sottolinea la tensione centrale del romanzo: la lotta per trovare l'appartenenza in un universo che spesso si sente ostile o indifferente. Il ritratto dell'adolescenza di Ryan è sia tenero che brutale. Questa immagine cattura la vulnerabilità grezza dell'infanzia di fronte al dolore degli adulti. Il romanzo non si allontana dall'assurdità di questa situazione, trovando umorismo nella giustapposizione dell'innocenza giovanile e della durezza della perdita. Mentre il romanzo progredisce, Ryan sposta la narrazione a un momento cruciale nel 1997, segnando la seconda estate di Jack in un mondo senza madre.
Questa sezione, ambientata sullo sfondo di un giorno apparentemente ordinario, assume una qualità quasi mitica. Jack, dopo aver raggiunto un punto critico nel suo viaggio emotivo, costruisce finalmente il suo osservatorio, un passo letterale e simbolico verso la rivendicazione dell'autorità sul suo destino. Il romanzo culmina in questo momento di silenzioso trionfo, mentre Jack affronta il vasto sconosciuto e inizia a comprendere il delicato equilibrio tra caos e ordine.
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