Una massiccia foca di cinque metri di lunghezza è stata trovata morta vicino alla costa danese, spingendo un'indagine scientifica sulla causa della sua morte. La scoperta è avvenuta al largo della costa del Mar Baltico, dove i subacquei hanno avvistato il grande animale in acque poco profonde. Secondo i rapporti, la foca era rimasta nella zona per diversi giorni prima della sua morte inaspettata. L'acquario pubblico danese e il museo Nordsøen Oceanarium sono intervenuti rapidamente, recuperando la carcassa e trasportandola per l'esame. Gli scienziati hanno condotto un'analisi approfondita della pelle, degli organi, dello stomaco e degli intestini della foca, raccogliendo campioni di tessuto per ulteriori studi.
I ricercatori non hanno trovato segni di gravi lesioni o malnutrizione sul suo corpo. Nonostante queste osservazioni, la causa della morte continua a eludere gli esperti. Sono in corso piani per ulteriori test che potrebbero potenzialmente rivelare i fattori alla base della sua morte. Mentre la minaccia immediata per gli esseri umani da tali foche è minima, poiché si nutrono principalmente di plancton e piccoli organismi marini, la dimensione insolita di questo esemplare ha suscitato interesse tra i biologi marini.
Al contrario, un altro recente incontro con una foca ha avuto luogo in Brasile, dove un influencer di spicco è stato morso durante una sessione di nuoto con gli animali. Tayane Dalazen, un avvocato brasiliano e personalità dei social media, ha raccontato la sua esperienza dopo essere stata attaccata da una foca di oltre due metri di lunghezza. Ha descritto di aver sentito una forte pressione sulla sua gamba prima che la foca la liberasse. Anche se ha subito ferite lievi, l'incidente l'ha lasciata profondamente scossa. Un video dell'attacco è diventato virale, accumulando milioni di visualizzazioni online.
Tuttavia, ha riconosciuto che la sua vicinanza alle foche potrebbe aver contribuito all'incontro. Tali incidenti, sebbene rari, sono aumentati di frequenza negli ultimi mesi. Secondo la BBC, ci sono già stati almeno tre casi notevoli di attacchi umani da parte di foche in meno di un anno. Le piattaforme di social media sono diventate un terreno fertile per video che mostrano persone che nuotano troppo vicino alle foche, le toccano o persino tentano di interagire con loro.
Parton sottolinea che mentre il rischio di essere morso da una foca rimane basso, circa 70 attacchi non provocati si verificano in tutto il mondo ogni anno, teme che la crescente popolarità delle "esperienze di foca" alla fine si tradurrà in un incidente importante. Egli sottolinea che alcuni individui tentano di impegnarsi con specie più grandi, come le foche tigre o persino i grandi squali bianchi, che rappresentano un pericolo molto maggiore. Queste azioni, sostiene, sono simili a avvicinarsi a un leone nel Serengeti e mettere la mano sul suo viso, un atto che è sia sconsiderato che pericoloso.
Gli studi scientifici hanno dimostrato che l'interazione umana con le foche può indurre stress, portando a livelli elevati di glucocorticoidi, un ormone legato a un sistema immunitario indebolito, a un aumento dei tassi di mortalità e a difficoltà riproduttive.
Il suo lavoro illustra la linea sottile tra avventura e pericolo, evidenziando come il fascino per la vita marina spesso offuschi i confini della sicurezza.
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