Una spedizione speleologica di due settimane nel Parco Nazionale del Velebit settentrionale ha concluso con risultati che indicano che i ghiacciai e le formazioni di ghiaccio perenni all'interno dell'area, alcune delle quali sono stimate migliaia di anni, stanno mostrando segni di fusione e scomparsa.
La spedizione si è svolta in uno dei luoghi più freddi della Croazia quest'estate, secondo i rapporti del Dipartimento Speleologico di PDS Velebit e del Comitato per la Speleologia dell'Associazione Croata di Alpinismo.
Secondo i dati preliminari raccolti durante la spedizione, le condizioni microclimatiche nelle grotte rimangono uniche, consentendo alla neve di persistere anche in agosto in alcune parti della regione di Hajdučki Kukovi. Questo fenomeno evidenzia le caratteristiche ambientali distinte del Velebit settentrionale. Tuttavia, gli esperti avvertono che nonostante gli inverni freddi, che aiutano a preservare questi microclimi, l'ambiente sotterraneo è ancora vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico.
La spedizione ha esplorato 33 siti speleologici con una profondità totale di circa 1.100 metri, ampliando la conoscenza esistente sulle grotte precedentemente studiate.
Ema Buljan, che ha guidato la spedizione insieme a Olga Jerković Perić del Dipartimento Speleologico di PDS Velebit e del Comitato per la Speleologia dell'Associazione Croata di Alpinismo, ha dichiarato che le informazioni raccolte contribuiranno a una migliore comprensione dell'impatto dei cambiamenti climatici sia sugli ecosistemi sotterranei che su quelli di superficie all'interno del parco nazionale.
I ricercatori sperano che i dati forniscano informazioni sulle tendenze ambientali a lungo termine e informino le strategie di conservazione per preservare il delicato equilibrio degli ecosistemi della regione. I risultati della spedizione si aggiungono a un crescente numero di prove che suggeriscono che anche le formazioni di ghiaccio più isolate e antiche non sono immuni alle pressioni di un clima che cambia. Mentre gli scienziati continuano a monitorare questi sviluppi, sottolineano la necessità di una ricerca continua e di una collaborazione internazionale per affrontare le sfide poste dal riscaldamento globale.
I risultati della spedizione evidenziano l'urgenza di proteggere questi ambienti fragili, in quanto la perdita di antiche formazioni di ghiaccio potrebbe avere conseguenze di vasta portata per la biodiversità locale e la stabilità ecologica.
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