Il primo ministro Christopher Luxon ha confermato di aver avuto una conversazione privata con il ministro degli Affari esteri Winston Peters in seguito alle controverse osservazioni di quest'ultimo rivolte a un parlamentare di origine cinese in Parlamento la scorsa settimana. Lo scambio ha seguito l'esplosione di Peters durante i procedimenti parlamentari, in cui avrebbe detto ai Verdi Lawrence Xu-nan di tornare nel suo proprio paese in mezzo a irritazioni. Luxon, parlando in una conferenza stampa post-cabinetto, ha rifiutato di specificare il contenuto del dialogo o se ha trasmesso delusione nei confronti di Peters azioni. Invece, ha ribadito la sua posizione secondo cui le osservazioni erano offensive e ha esortato i cittadini interessati a votare partito nazionale nelle prossime elezioni.
Il leader laburista Chris Hipkins ha categoricamente escluso di lavorare con la Nuova Zelanda prima alle prossime elezioni, definendo il comportamento di Peters "insostenibile" e affermando che il ministro degli affari esteri non può rappresentare la Nuova Zelanda a livello internazionale dati i suoi commenti infiammatori.
Peters, tuttavia, ha respinto queste critiche, sostenendo di aver precedentemente escluso la collaborazione con i laburisti 12 mesi prima e accusando Hipkins di ipocrisia. Il presidente della campagna elettorale dei laburisti, Kieran McAnulty, ha preso una posizione più forte, sostenendo che Luxon dovrebbe licenziare Peters per aver "imbarazzato il paese" e offeso il più grande partner commerciale della Nuova Zelanda. McAnulty ha criticato il rifiuto di Luxon di affrontare pubblicamente la questione, suggerendo che l'insistenza del primo ministro nel mantenere la conversazione privata potrebbe indicare una mancanza di responsabilità.
Nel frattempo, i membri della comunità cinese hanno chiesto la rimozione di Peters dal Gabinetto, con alcuni che indicano che potrebbero spostare la loro fedeltà politica nelle prossime elezioni a causa della percezione della mancanza di azione da parte dell'attuale amministrazione. Luxon ha costantemente difeso la sua decisione di non disciplinare formalmente Peters, sostenendo che la questione è interna e che la responsabilità di affrontare comportamenti inappropriati spetta allo Speaker della Camera. Allo stesso tempo, Luxon ha ribadito la sua convinzione che i commenti fossero razziali e che il governo debba rispettare tutte le comunità.
La sua enfasi sull'unità nazionale è stata accolta con scetticismo, in particolare tra i critici che sostengono che la situazione riflette tensioni più ampie all'interno del governo di coalizione.
Questa sensazione si allinea con le preoccupazioni più ampie sull'impatto delle osservazioni di Peters sulla posizione diplomatica della Nuova Zelanda, soprattutto alla luce dei suoi stretti legami con la Cina. La controversia ha anche riacceso le discussioni sulle regole che regolano la condotta parlamentare. come Peters ha sfidato il leader laburista Chris Hipkins su accuse di razzismo. Lo scambio ha evidenziato la crescente frattura tra le fazioni all'interno del Parlamento, con alcuni parlamentari che accusano Peters di minare le norme democratiche impegnandosi in un linguaggio non parlamentare.
Tuttavia, l'episodio ha sottolineato le sfide di mantenere il decoro in un ambiente politicamente polarizzato. In mezzo al crescente controllo, Luxon è rimasto saldo nel suo approccio, inquadrando la questione come una questione di governance interna piuttosto che di responsabilità pubblica. La sua riluttanza a condannare pubblicamente Peters ha alimentato speculazioni sulla stabilità della coalizione, con alcuni analisti che si chiedono se il governo possa sostenere la sua attuale struttura in mezzo a crescenti tensioni.
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