Il numero di aborti a Gaza è triplicato dal gennaio 2026, secondo i dati rilasciati dal Ministero della Salute di Gaza, con oltre 3.950 casi registrati tra gennaio e giugno di quest'anno. Questo rappresenta un forte aumento rispetto ai sei mesi precedenti, durante i quali si è verificato circa un aborto spontaneo per ogni cinque nascite vive. La situazione ha sollevato gravi preoccupazioni tra i professionisti medici, che attribuiscono l'aumento a una combinazione di fattori ambientali, psicologici e logistici che colpiscono le donne incinte nel territorio.
Rewaa Nasser, specialista in ginecologia e ostetricia che lavora presso l'ospedale Al-Shifa, ha notato un marcato aumento sia degli aborti che dei nati morti in utero. Ha spiegato che lo spostamento ripetuto, le condizioni di vita sovraffollate, lo stress cronico e la paura per la sicurezza della famiglia hanno contribuito al deterioramento della salute materna. L'accesso alle cure prenatali regolari e agli interventi medici tempestivi è diventato sempre più difficile, portando al ritardo nel rilevamento e nel trattamento di potenziali complicazioni.
Nasser ha sottolineato che molte di queste complicazioni potrebbero essere evitate in circostanze normali attraverso una corretta alimentazione, integratori di ferro e vitamine e un costante monitoraggio prenatale, risorse che ora sono più difficili da ottenere.
Il suo team ha anche documentato un aumento allarmante dei casi di perdita fetale che si verificano in diverse fasi della gravidanza, insieme ad un aumento dei tassi di neonati nati morti. Questi sviluppi sono stati particolarmente preoccupanti dato il conflitto in corso e il suo impatto sulla vita quotidiana. Il dottor Al-Alawi ha inoltre sottolineato il potenziale ruolo dell'esposizione ai residui chimici degli esplosivi nel contribuire all'aumento degli aborti e delle anomalie congenite.
Secondo i rapporti delle Nazioni Unite, ogni settimana almeno 15 donne partoriscono al di fuori di qualsiasi struttura medica, spesso senza sollievo dal dolore o assistenza professionale. Il dottor Al-Alawi ha visto in prima persona come la mancanza di un passaggio sicuro agli ospedali mette a rischio la vita. Molte donne lottano per raggiungere i centri medici a causa dell'insicurezza e degli ostacoli logistici, con conseguente complicazioni prevenibili e, in alcuni casi, morti.
La situazione riflette una crisi più ampia nel sistema sanitario di Gaza, aggravata dal conflitto prolungato, dalla scarsità di risorse e dai movimenti limitati. Le donne incinte affrontano pressioni crescenti dovute a forniture alimentari inadeguate, accesso limitato all'acqua pulita e condizioni di vita non sicure. Questi fattori si combinano per creare un ambiente terribile per il benessere materno e fetale. Mentre la situazione umanitaria continua a deteriorarsi, la necessità di un intervento urgente diventa sempre più urgente.
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