La Camera dei Rappresentanti ha fatto la storia mercoledì passando la Risoluzione sui Poteri di Guerra dell'Iran, segnando un momento cruciale nel dibattito in corso sull'autorità costituzionale di fare la guerra.
Questi legislatori, in particolare Fitzpatrick e Barrett, rappresentavano distretti oscillanti e il loro sostegno sottolineava il crescente malcontento pubblico per il conflitto prolungato.
L'approvazione della risoluzione è avvenuta in un contesto di crescente pressione da parte del pubblico e dei gruppi di difesa che chiedevano la fine della guerra. Un recente sondaggio condotto da The Economist / YouGov ha rivelato che il 68% degli elettori credeva che il presidente Trump dovesse cercare una rapida risoluzione del conflitto. Questa diffusa disapprovazione ha alimentato lo slancio dietro la risoluzione, che non solo era allineata con il sentimento popolare ma mirava anche a rafforzare il ruolo costituzionale del Congresso nell'autorizzare l'azione militare.
Nonostante il successo della Camera, la battaglia è tutt'altro che finita. La risoluzione passa ora al Senato, dove affronta un destino incerto. Secondo i termini della War Powers Resolution del 1973, il Senato è tenuto a prendere in considerazione la misura entro circa due settimane e mezza. Tuttavia, la capacità del Senato di agire rapidamente è discutibile, data l'attuale clima politico. Una risoluzione simile è stata precedentemente approvata dal Senato con un voto di 50 a 47, con quattro repubblicani, tra cui John Fetterman della Pennsylvania, che si uniscono alla maggioranza. Nonostante questo precedente, la risposta del Senato rimane imprevedibile, soprattutto considerando la posizione dell'amministrazione sulla costituzionalità di tali misure.
L'efficacia della risoluzione dipende dalla sua classificazione come "risoluzione concorrente", che funge da veto legislativo. A differenza delle leggi regolari, le risoluzioni concorrenti non richiedono la firma del presidente e possono bypassare completamente il ramo esecutivo. Tuttavia, la validità legale dell'utilizzo di risoluzioni concorrenti in questo modo rimane controversa. La decisione della Corte Suprema del 1983 in INS v. Chadha ha annullato l'uso del veto legislativo, mettendo in dubbio l'applicabilità della risoluzione. Questa ambiguità legale è stata sfruttata dall'amministrazione Trump, che ha costantemente respinto il War Powers Act come incostituzionale.
Nel frattempo, l'amministrazione continua a sostenere che la guerra è effettivamente finita, citando la testimonianza del Segretario di Stato Marco Rubio secondo cui l'esercito statunitense non sta più conducendo attacchi sostenuti contro l'Iran.
I sostenitori della risoluzione sostengono che il rifiuto dell'amministrazione di impegnarsi con il Congresso mina la responsabilità democratica e rischia di aumentare l'instabilità regionale. I gruppi di difesa, tra cui il National Iranian American Council, hanno esortato l'amministrazione a prestare attenzione alla crescente pressione politica e a concludere la guerra prima che ulteriori danni siano inflitti agli interessi americani.
Se questo movimento guadagnerà terreno o svanirà nell'oscurità dipenderà dalla volontà di entrambi i rami del governo di sostenere i principi sanciti nella Costituzione.
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