Il 12 luglio, le feste dei Santi Mohor e Fortunato sono state celebrate con particolare riverenza a Oglij, in Slovenia, segnando l'anniversario del loro martirio e il trasferimento delle loro reliquie al museo di Oglij. I due santi, che vissero durante il terzo secolo vicino all'odierna Belgrado, sono venerati come martiri e sono da tempo associati al patrimonio cristiano della regione. Le loro reliquie, che erano state precedentemente ospitate altrove, sono state cerimonialmente trasferite nel museo, simboleggiando sia la continuità storica che la rinnovata devozione.
Si unì all'apostolo Marco, che predicò a Oglij, e in seguito lo accompagnò a Roma, dove fu scelto come successore di San Pietro. San Fortunato, il suo diacono, giocò un ruolo vitale nella diffusione del cristianesimo attraverso la sua opera missionaria. Insieme, guidò la diocesi di Oglij per 18 anni, favorendo la crescita economica e spirituale. Durante questo periodo, eseguirono miracoli, tra cui la guarigione del figlio di un nobile di nome Gregorio e il ripristino della vista di una donna cieca di nome Alessandra.
La persecuzione dei cristiani sotto l'imperatore Nerone si intensificò intorno al 64 d.C., portando al martirio di diversi santi, tra cui San Pietro e Paolo. A Oglij, il procuratore imperiale Sebaste ordinò l'arresto di San Mohor, sottoponendolo a brutali torture, tra cui frustate, ganci di ferro e fuoco. Nonostante questi tormenti, San Mohor rimase fermo nella sua fede. Fu imprigionato in una cella buia, dove una luce miracolosa illuminava lo spazio e un profumo piacevole riempiva l'aria. Le sue ferite guarirono miracolosamente, dimostrando l'intervento divino. Poco dopo, anche San Fortunato fu arrestato e sottoposto a trattamenti simili.
Tuttavia, i miracoli continuarono e il numero di conversioni crebbe rapidamente, allarmando le autorità. Per paura della rapida diffusione del cristianesimo, Sebaste ordinò che entrambi i santi fossero flagellati e picchiati in pubblico. Questo atto di crudeltà non scoraggiò i loro seguaci, né diminuì il potere della loro fede. I due santi furono infine giustiziati, diventando martiri per il loro incrollabile impegno verso Cristo. La loro eredità perseverò e nel tempo vennero onorati insieme ad altri santi nell'arte e nella tradizione religiosa.
In Slovenia, l'influenza dei santi Mohor e Fortunato è particolarmente evidente. Ci sono sette chiese parrocchiali a loro dedicate, tra cui la più grande chiesa in Slovenia, situata nel Castello Superiore. Tra gli sloveni, i santi sono particolarmente amati, in gran parte a causa della loro connessione con il lavoro missionario dei missionari di Oglij.
La loro storia ha ispirato generazioni di credenti e continua a svolgere un ruolo centrale nella vita religiosa locale. La scelta di San Mohor come patrono della casa editrice Celje nel 1852 è stata deliberata e simbolica. Anton Martin Slomšek, che ha fatto la selezione, ha sottolineato i paralleli tra San Mohor e Cirillo e Metodio, gli apostoli dei popoli slavi. Ha osservato che proprio come Cirillo e Metodio hanno portato la luce del cristianesimo ai cechi e agli slovacchi, San Mohor ha portato la stessa luce agli sloveni. Questo significato storico e culturale sottolinea il profondo legame tra i santi e l'identità slovena.
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