Alla fine di marzo 2026, lo stato di Plateau, nel nord della Nigeria, ha affrontato un'altra ondata di violenza comunitaria, contrassegnata da un ciclo mortale di attacchi e rappresaglie che sono stati significativamente influenzati dai social media. Questo incidente, iniziato all'inizio di febbraio con un assalto a un villaggio nell'area di governo locale di Barkin Ladi, è aumentato rapidamente attraverso la diffusione di disinformazione e contenuti infiammatori online. La violenza, che ha lasciato molti morti e centinaia di sfollati, ha evidenziato come le piattaforme digitali possono amplificare le tensioni esistenti e alimentare ulteriori conflitti nelle regioni storicamente soggette a conflitti etnici e religiosi.
La violenza iniziale si è verificata il 23 febbraio quando presunti uomini armati Fulani hanno attaccato il villaggio di Dorowa Babuje a Barkin Ladi, uccidendo sette persone. Secondo fonti di sicurezza, quattro individui sono stati uccisi immediatamente dopo l'attacco, con un quinto che ha subito le ferite in seguito. Tra le vittime c'erano due residenti di Jos North, un dettaglio che è diventato rapidamente centrale nel discorso online. I social media hanno svolto un ruolo fondamentale nella diffusione di informazioni, sia accurate che fuorvianti, sull'incidente.
Un post di Civic Media News (CMN) su Facebook ha documentato il blocco stradale istituito dai giovani locali, mentre una registrazione vocale condivisa da Murtala Mai Igiya ha catturato una chiamata che riportava la morte di un viaggiatore.
Uno di questi post, attribuito a Sharfaddeen Bature, affermava che "dopo il digiuno, si occuperanno di loro", nonostante Bature chiarisse in seguito che la sua dichiarazione era stata tolta dal contesto. Questa interpretazione errata ha guadagnato terreno, rafforzando i timori tra le comunità e preparando il terreno per ulteriori violenze.
Allo stesso modo, un avvertimento del 2025 dall'account Facebook Barrywhytesoftouch che esortava i residenti Hausa a Tudun Wada a lasciare prima del 29 aprile è stato riciclato, aggiungendo un senso di urgenza e presentimento. La violenza ha raggiunto il suo apice il 29 marzo 2026 quando uomini armati sconosciuti hanno attaccato Angwan Rukuba a Jos North. I rapporti hanno indicato che gli aggressori erano inizialmente non identificati, ma la narrazione si è rapidamente spostata online e sul terreno per etichettarli come Hausa, Fulani o musulmani. Questa ipotesi ha innescato rappresaglie immediate rivolte alla comunità musulmana. Sono emersi filmati di giovani che attaccano due motociclisti commerciali, uccidendo entrambi e bruciando i loro veicoli.
Una delle vittime, Haruna Ibrahim, era un membro del corpo giovanile e recente sposa. L'identità del secondo pilota rimane non confermata. Alex Barbir, un evangelista americano che collabora con Ezekiel Dachomo, è arrivato sulla scena poco dopo l'attacco. In un video registrato in mezzo a corpi in fiamme, ha affermato che i cristiani venivano sistematicamente uccisi e che era in corso un genocidio. Tuttavia, almeno uno dei corpi visibili nel filmato apparteneva a un ciclista musulmano, contraddicendo le sue affermazioni. Il suo video è stato successivamente condiviso da Adamu Garba II e altri, infiammando ulteriormente le tensioni.
Gli eventi nello Stato del Plateau hanno sottolineato la complessa interazione tra i conflitti tradizionali e la moderna comunicazione digitale. La velocità con cui le informazioni e le disinformazioni si diffondono attraverso le piattaforme dei social media ha contribuito a creare un clima di paura e sospetto, rendendo più facile l'adozione di azioni di ritorsione. Mentre le indagini continuano sulle origini della violenza e l'accuratezza dei contenuti che l'hanno alimentata, il ruolo dei social media nel plasmare la percezione pubblica e influenzare i risultati del mondo reale rimane un'area critica di attenzione.
Il Comando della Polizia dello Stato del Plateau ha avviato indagini sulla circolazione di post potenzialmente incendiari, inclusi quelli collegati ad avvertimenti passati e video riemersi. Ogni giorno che passa, emergono più dettagli sulla sequenza degli eventi, le motivazioni dietro gli attacchi e la misura in cui le narrazioni online hanno plasmato il corso della violenza.
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