Le preoccupazioni per un'altra uccisione di massa in Sudan si sono intensificate a seguito dei recenti attacchi con droni attribuiti alle Forze di supporto rapido (RSF). La città di Al-Obeid, situata nello stato fortemente conteso del Nord Kordofan, è diventata un punto focale di queste paure.
La guerra civile in Sudan è in corso da più di tre anni, con intensi combattimenti tra le forze militari guidate dal generale Abdel Fattah al-Burhan e le RSF, comandate dall'ex vice Mohamed Hamdan Daglo.
L'esercito sudanese attualmente controlla le parti centrale e orientale del paese, mentre RSF ha consolidato la sua influenza nella regione occidentale del Darfur. Il Nord Kordofan, un'area agricola strategicamente vitale, è diventato sempre più contestato negli ultimi mesi. Secondo le stime delle Nazioni Unite, più di mille persone sono morte in attacchi con droni da entrambe le parti dall'inizio dell'anno.
L'Ufficio dell'Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha riferito che più di seimila persone sono state uccise entro tre giorni durante quell'incidente, e una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite ha trovato prove che suggeriscono che le azioni di RSF costituivano un genocidio. Al-Obeid ha un significato strategico a causa della sua posizione lungo due strade principali utilizzate sia dall'esercito sudanese che da RSF per le linee di rifornimento, una in direzione nord verso Khartoum e l'altra che collega la roccaforte di RSF nel Darfur alle regioni orientali del paese.
L'ONU ha avvertito all'inizio di questo mese di una "catastrofe" nella città, che ha affrontato condizioni simili a un assedio per diciotto mesi. Solo una parte della popolazione ha accesso a approvvigionamenti alimentari adeguati. Gli osservatori hanno sollevato allarmi per settimane sulla possibilità di un massacro ad Al-Obeid, in particolare data la storia di estrema violenza della regione. L'Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite Volker Türk ha emesso un allarme rosso sulla crisi emergente, esortando i leader mondiali a prendere tutte le misure necessarie per prevenire ulteriori atrocità. Papa Leone XIV ha espresso preoccupazione per la tragica situazione in Sudan, in particolare ad Al-Obeid, chiedendo l'istituzione di corridoi umanitari per i civili.
A metà luglio i ministri degli Esteri del G-7 hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui condannavano le RSF e i gruppi alleati per azioni che potrebbero portare a ulteriori atrocità o mettere in pericolo i civili ad Al-Obeid.
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