La Corte d'appello di Parigi ha confermato la nullità dell'inchiesta penale relativa all'uso di questo pesticida tossico nelle regioni d'oltremare. Questa decisione, presa dopo una lunga procedura durata più di vent'anni, ha posto ufficialmente fine a ogni possibilità di riapertura di un'inchiesta penale. Gli avvocati delle parti civili, tra cui molti rappresentanti delle vittime dirette, hanno espresso la loro delusione e la loro determinazione a continuare la loro lotta nelle istanze superiori.
Il clordecone, classificato dal 1979 come possibile agente cancerogeno, è stato ampiamente utilizzato nelle banane delle Antille dal 1972, nonostante i suoi effetti nocivi sulla salute umana. È continuato ad essere utilizzato fino al 1993, sebbene il suo uso sia stato vietato nella metropoli dal 1990.
Le conseguenze sanitarie sono gravi, con casi di disturbi neurologici, di tumori e di altre patologie legate all'inquinamento ambientale.
Gli avvocati delle vittime, in particolare Rachid Madid, Olivier Tabone, Christophe Lèguevaques e Harry Durimel, hanno reagito violentemente a questa decisione. Hanno definito "giorno oscuro" e "negazione di giustizia" questa conferma del non-lieu, affermando che gli inquinatori beneficiano di una certa immunità. La loro frustrazione è esacerbata dal fatto che i giudici d'istruzione parigini avevano già rifiutato, nel 2023, di condurre un'indagine penale. Tuttavia, le parti civili sperano di ottenere ancora giustizia attraverso la Corte di cassazione, sostenendo che la prescrizione non può essere applicata finché l'esposizione continua.
Harry Durimel, anch'egli sindaco di Pointe-à-Pitre, ha affermato che le prove presentate mostrano che la giurisprudenza della Corte di cassazione potrebbe essere favorevole alla loro causa.
Due importanti personaggi politici hanno reagito: Marie Toussaint, eurodeputata ecologista, ha denunciato la decisione come una "claque au visage", sottolineando l'assenza di giustizia per le vittime; ha chiesto la creazione di un tribunale speciale per giudicare queste infrazioni, considerate come criminali; Lilith, membro del collettivo Diasporas solidaires avec les victimes de l'emprisonnement colonial (Dsavec), ha ricordato che le vittime non sono mai state consultate o ascoltate dalle autorità giudiziarie, il che alimenta un sentimento di abbandono e di disprezzo.
Le associazioni e i militanti locali, come il collettivo Lyannaj pou dépolyé Matinik, hanno anche espresso la loro rabbia. Philippe Pierre-Charles, portavoce del collettivo, ha accusato i giudici di non aver condotto un'indagine sul posto, affermando che la decisione riflette una continuità coloniale. Yvon Sérénus, presidente del Collectif des ouvriers agricoles, a sua volta ha dichiarato che la decisione deriva da una logica politica piuttosto che dalla giustizia stessa.
La lotta per la giustizia continua, ma sembra che le vittime debbano contare sulla loro resilienza e la loro perseveranza per far sentire la loro voce.La questione della responsabilità delle imprese e delle autorità locali rimane aperta, e la comunità internazionale segue con attenzione gli sviluppi di questo caso complesso e simbolico.
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