La Corte Suprema dell'India ha stabilito che, mentre lo Stato ha l'autorità di demolire strutture non autorizzate, deve contemporaneamente assumersi la responsabilità di riabilitare le famiglie colpite.
La petizione ha evidenziato la situazione di migliaia di famiglie che hanno vissuto in insediamenti non autorizzati per anni, pagando tasse municipali, ricevendo servizi essenziali come elettricità e acqua, e persino convertendo le loro proprietà in proprietà privata.
Nella sua sentenza, la corte ha osservato che il quadro giuridico che regola la demolizione di strutture non autorizzate manca di una chiara integrazione delle considerazioni sui diritti umani. I richiedenti hanno sostenuto che gli stati spesso consentono alle costruzioni non autorizzate di rimanere intatte per decenni, garantendo loro effettivamente la legalità di fatto attraverso l'uso prolungato e la fornitura di servizi. Tuttavia, quando queste strutture vengono alla fine dichiarate illegali, le famiglie rimangono senza casa senza preavviso o sistemi di supporto.
Il giudice Joymalya Bagchi, un altro membro della panchina, ha espresso riserve sull'intervento della corte nel processo decisionale. Pur riconoscendo la necessità di un giusto processo, ha messo in guardia contro la sostituzione del ruolo dello Stato nell'elaborazione delle politiche con la supervisione giudiziaria.
"Una volta che lo stato stabilisce la sua politica, possiamo valutare la sua validità attraverso la revisione giudiziaria, se necessario", ha affermato, sottolineando l'importanza di consentire alle autorità statali di prendere decisioni entro la loro giurisdizione.
L'avvocato Surat Singh, che rappresentava il richiedente, ha sostenuto che l'attuale panorama giuridico consente un trattamento incoerente di casi simili in diverse regioni. Ha citato esempi in cui stati come Andhra Pradesh, Telangana e Delhi hanno stabilito politiche di regolarizzazione, mentre altri mancano del tutto di tali meccanismi. Questa disparità, ha affermato, porta all'applicazione arbitraria degli ordini di demolizione senza adeguate salvaguardie per gli individui interessati.
La Corte ha citato sentenze storiche come il caso di Olga Tellis, che ha affermato che gli individui che occupano proprietà devono essere sottoposti a un giusto processo prima di essere espropriati. Inoltre, la Corte ha ricordato le sue precedenti sentenze sulle demolizioni con bulldozer, che imponevano un preavviso agli occupanti a meno che la struttura occupasse terreni pubblici. Nonostante la riluttanza della Corte ad assumere un ruolo decisionale, ha ribadito il suo impegno a garantire che tutte le azioni intraprese dallo Stato siano conformi alle norme costituzionali e proteggano i diritti fondamentali dei cittadini.
La sentenza rappresenta quindi un approccio sfumato, che riconosce l'autorità dello Stato e al contempo rafforza la necessità di salvaguardare i diritti delle popolazioni vulnerabili.
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