Un recente studio pubblicato su Nature rivela nuove intuizioni sul potenziale per il ripristino della funzione cognitiva in individui con disturbi dello sviluppo neurologico (NDD) prendendo di mira specifici meccanismi cellulari all'interno dell'ippocampo. I ricercatori hanno identificato regolatori chiave, denominati "geni di plasticità dipendenti dall'esperienza", che potrebbero svolgere un ruolo fondamentale nell'inversione di alcune delle disabilità neurologiche associate a condizioni come il disturbo dello spettro autistico (ASD), disturbo bipolare, schizofrenia e epilessia. Questi risultati suggeriscono che anche in età adulta, alcuni aspetti della plasticità cerebrale rimangono intatti e possono potenzialmente essere sfruttati a fini terapeutici.
La ricerca si concentra sugli interneuroni che esprimono parvalbumina (PV IN) situati nel giro dentato (DG), circuito CA3 / CA2 dell'ippocampo. Questi neuroni sono essenziali per la regolazione della codifica della memoria, lo stoccaggio, il recupero e il routing attraverso la loro capacità di modulare l'attività dei neuroni principali (PNS) tramite l'inibizione del feedforward. Questo meccanismo influenza la sincronizzazione dell'attività PN, formando ensemble necessari per generare oscillazioni di rete che facilitano sia la comunicazione intra-ippocampale che interregionale all'interno di reti cerebrali più grandi che coinvolgono la corteccia e la sottocorteccia.
Durante il primo periodo postnatale, l'esposizione a stimoli ambientali raffinano i circuiti dell'ippocampo, influenzando i risultati cognitivi a lungo termine. Tuttavia, le interruzioni in questo processo, spesso legate a fattori di rischio genetici, possono portare a funzioni neurali inadattive, deficit cognitivi e convulsioni caratteristiche di vari NDD. Lo studio evidenzia come le vulnerabilità genetiche possono interferire con il normale raffinamento dell'inibizione basato sull'esperienza mediata da PV IN, contribuendo così alla fisiopatologia di questi disturbi.
Nonostante la crescente comprensione dei meccanismi molecolari che regolano l'identità e la plasticità del PV IN nella corteccia, rimane ancora molto sconosciuto per quanto riguarda i regolatori dello sviluppo delle proprietà del PV IN dell'ippocampo. I ricercatori sottolineano che mentre vi è una notevole conoscenza dei fattori di trascrizione e dei regolatori epigenetici che influenzano la fisiologia e la connettività sinaptica, le informazioni sui loro ruoli nella plasticità del PV IN dell'ippocampo adulto sono limitate.
L'apprendimento e le esperienze sociali possono migliorare gli input sinaptici eccitatori su questi neuroni, innescando cambiamenti che aumentano l'inibizione del feedforward nei circuiti DG, CA3 / CA2. Questo, a sua volta, supporta la memoria spaziale e sociale aumentando l'eccitabilità intrinseca e le sinapsi inibitorie sui PN CA3 / CA2. A livello di rete, questa inibizione potenziata aiuta a stabilizzare e contestualizzare gli ensemble neuronali durante il consolidamento della memoria, promuovendo oscillazioni di rete coerenti. Sulla base di studi precedenti, i ricercatori hanno esaminato i regolatori cellulari autonomi della plasticità dipendente dall'esperienza nel circuito CA3 / CA2 adulto.
Il team ha identificato diversi regolatori candidati, tra cui fattori di trascrizione e modificatori epigenetici, che sono codificati da geni noti per avere un'alta fiducia come fattori di rischio per NDD e epilessia. Il team ha testato se ripristinare la plasticità PV IN dipendente dall'esperienza nell'ippocampo adulto utilizzando un modello di rischio di NDD comunemente usato nel topo sarebbe sufficiente per invertire i deficit di sviluppo nei circuiti, la specificità dell'ensemble, le proprietà di ondulazione a onde acute (SWR), le convulsioni e la funzione cognitiva. Le implicazioni di questa ricerca vanno oltre la neuroscienza teorica.
Se convalidati in studi sull'uomo, questi risultati potrebbero aprire la strada a nuove strategie terapeutiche volte a migliorare o ripristinare la plasticità dell'ippocampo negli individui affetti. Tali interventi potrebbero coinvolgere agenti farmacologici mirati ai fattori di trascrizione identificati o ai regolatori epigenetici, o terapie comportamentali progettate per stimolare i processi dipendenti dall'esperienza che promuovono la plasticità del PV IN. Sono necessarie ulteriori ricerche per confermare questi risultati in ambito clinico e per determinare la sicurezza e l'efficacia dei potenziali trattamenti.
Tuttavia, la scoperta di questi regolatori segna un significativo passo avanti nella comprensione della complessa interazione tra genetica, ambiente e plasticità cerebrale nei disturbi dello sviluppo neurologico.
★
Manteniamo le notizie oneste.
ObjectiveNews è finanziato dai lettori e senza pubblicità: ti mostriamo il bias invece di nasconderlo. Sostieni il giornalismo indipendente per 4 €/mese.
Diventa sostenitore