Più di 800.000 persone sono tornate a casa in Libano dopo la de-escalation delle ostilità dopo una guerra tra Israele e il gruppo militante sciita Hezbollah. Le Nazioni Unite hanno annunciato questa cifra, citando i dati dell'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA). Secondo i rapporti, oltre 821.077 persone avevano iniziato a tornare nelle loro case entro il 30 luglio, con circa 360.000 ancora sfollati. Di questi, circa 26.000 erano alloggiati in rifugi pubblici, secondo l'agenzia di stampa francese AFP.
L'OCHA ha anche notato che i danni alle infrastrutture causati dagli attacchi hanno interrotto l'accesso all'acqua e all'elettricità per oltre 700.000 persone nel sud del Libano, dove risiede la maggior parte degli sfollati.
L'accordo include disposizioni per il disarmo di Hezbollah, il ritiro graduale delle forze israeliane dal sud del Libano e il dispiegamento di forze militari libanesi nell'area. Hezbollah ha intensificato le tensioni a marzo lanciando attacchi missilistici contro Israele a sostegno dell'Iran, attirando il Libano in conflitti regionali. In risposta, Israele ha condotto intensi attacchi aerei e ha lanciato un'invasione terrestre, causando oltre 4.300 morti e più di un milione di sfollati.
Tuttavia, il Libano continua a segnalare occasionali attacchi aerei israeliani e fuoco di artiglieria, insieme a esplosioni e distruzione di edifici nei villaggi lungo il confine. Questi incidenti suggeriscono che mentre i combattimenti su larga scala si sono placati, la violenza sporadica persiste, complicando gli sforzi per raggiungere una pace duratura. Il ritorno degli sfollati segna un passo critico verso il recupero, ma la portata della distruzione e le preoccupazioni per la sicurezza in corso rimangono scoraggianti. Molte famiglie esitano a tornare completamente nelle loro case precedenti a causa della paura di ulteriori attacchi o instabilità.
Le autorità locali e le organizzazioni umanitarie stanno lavorando per fornire servizi essenziali, tra cui riparo, cibo e assistenza medica, ma le risorse rimangono a stretto contatto. Gli attori internazionali, tra cui le Nazioni Unite e i paesi vicini, continuano a monitorare da vicino la situazione. I prossimi colloqui a Roma rappresentano un rinnovato sforzo per affrontare le cause alla radice del conflitto e stabilire una pace sostenibile. Il successo dipenderà dalla volontà di tutte le parti di impegnarsi in un dialogo significativo e attuare le misure concordate. Per ora, l'attenzione rimane sul garantire la sicurezza e il benessere dei civili mentre iniziano il lungo processo di ricostruzione della loro vita.
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