Un processo politico è stato richiesto contro Carlos Baccini, il procuratore capo di Lomas de Zamora, per il suo presunto fallimento nei suoi doveri come funzionario pubblico. La richiesta arriva in mezzo a uno scandalo di corruzione più ampio che coinvolge l'ex sindaco di Lomas de Zamora e l'ex capo dello staff provinciale di Buenos Aires, Martín Insaurralde.
Quando interrogato su queste accuse, Baccini le ha negate, affermando di aver seguito la risoluzione numero 1390 emessa dall'Ufficio del Procuratore Generale, il che significa che non poteva rivedere in modo indipendente un rapporto senza una richiesta formale preventiva da parte del denunciante.
L'indagine iniziale è stata condotta dal procuratore Pablo Rossi, che ha preso le dichiarazioni del revisore e ha dettagliato il contenuto dei materiali trovati, comprese le registrazioni e le copie degli oggetti scoperti. Tra gli oggetti trovati c'erano bilanci in bianco, fatture e sigilli aziendali, alcuni dei quali appartenevano alle aziende che fornivano la città. Questi risultati suggerivano la presenza di un "kit" utilizzato per fabbricare processi di appalti pubblici. Di conseguenza, Héctor Rosin, allora contabile della città, è stato implicato. Secondo il revisore, Rosin aveva rivendicato la proprietà dei documenti, nonostante la natura insolita di conservare materiali di lavoro personali nel suo posto di lavoro.
Martín Insaurralde, attualmente sindaco di Lomas de Zamora, ha dichiarato che "non c'è un singolo aspetto della provincia che sia migliore di quello di quattro anni fa", secondo i documenti archiviati.
Dopo aver esaminato le società elencate nei documenti trovati dall'auditor, gli investigatori hanno stabilito che Rosin era associato a uno dei fornitori del comune. Inoltre, la sua società di contabilità privata condivideva lo stesso indirizzo di un altro fornitore della città. Esaminando i membri del consiglio di amministrazione di alcune società, gli investigatori hanno identificato altri alti funzionari dell'amministrazione Insaurralde. Secondo il fascicolo del caso, il 9 novembre 2020, il procuratore capo Baccini ha trasferito il caso da Rossi a un altro procuratore, che successivamente ha chiuso il caso sulla base della conclusione che le operazioni ritenute "notevoli" dagli auditor ufficiali non costituivano frode.
Questa decisione ha suscitato polemiche e ha portato a richieste di processo politico di Baccini. I critici sostengono che la chiusura del caso mina la trasparenza e la responsabilità all'interno del sistema giudiziario. I sostenitori di Baccini affermano che ha agito entro i parametri legali, aderendo rigorosamente alle linee guida procedurali stabilite dalle autorità superiori. La situazione evidenzia le preoccupazioni in corso sulla corruzione e l'integrità dei processi giudiziari in Argentina.
L'esito di questo processo potrebbe avere implicazioni significative per la fiducia del pubblico nel sistema giuridico e la condotta dei funzionari coinvolti in tali questioni. Il caso sottolinea la necessità di una continua vigilanza e riforma per garantire che le procedure legali siano trasparenti, eque e libere da indebite influenze.
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