Elezioni israeliane: mentre le campagne di sinistra, la pace con i palestinesi sono viste come una proposta rischiosa, i partiti di sinistra israeliani, compresi i democratici di recente formazione, hanno lanciato la loro campagna elettorale alla fine di luglio, concentrandosi sullo smantellamento del governo di estrema destra guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu. In un raduno tenuto a Tel Aviv, in Piazza Rabin, un luogo simbolico legato ai passati sforzi per promuovere la pace, i leader del partito hanno sottolineato l'inversione delle riforme giudiziarie, il contenimento della violenza estremista ebraica contro i palestinesi e la creazione di una commissione per indagare sull'attacco del 7 ottobre 2023 guidato da Hamas.
Nonostante questi impegni, le discussioni sui colloqui di pace diretti con i palestinesi sono state evidentemente assenti, riflettendo una più ampia riluttanza tra i politici israeliani a dare la priorità alla riconciliazione con la popolazione araba. L'assenza di espliciti appelli alla pace con i palestinesi segna una netta deviazione dalla posizione tradizionale della sinistra israeliana, che storicamente ha sostenuto i negoziati per due stati indipendenti. L'attuale clima elettorale, modellato dal trauma dell'attacco del 7 ottobre e dalla successiva guerra di Gaza, ha cambiato significativamente il sentimento pubblico.
Un sondaggio del settembre 2025 condotto dall'Israel Democracy Institute ha rivelato che il 78% degli intervistati ebrei crede che uno stato palestinese non serva agli interessi nazionali di Israele. Questo perno ideologico è evidente anche tra gli ex sostenitori della pace. Efrat Tolkowsky, docente all'Università di Reichman ed ex consigliere comunale che rappresenta il partito di sinistra Meretz, ora parte dei democratici, si è allontanata dalla piattaforma del partito. Un tempo ha sostenuto il ritiro di Israele da Gaza, credendo che potesse portare a migliori relazioni con i palestinesi. Tuttavia, l'attacco del 7 ottobre e la reazione internazionale dopo la guerra di Gaza hanno rimodellato la sua prospettiva.
Nel frattempo, Netanyahu continua a mantenere ferme le sue politiche, insistendo sul fatto che Israele non si ritirerà dalle aree sotto il suo controllo a Gaza fino a quando Hamas non si disarmerà completamente. La sua posizione si allinea con una più ampia narrazione nazionalista che inquadra lo stato palestinese come una minaccia per la sicurezza israeliana.
Per Netanyahu, mantenere il potere richiede di evitare concessioni percepite a Hamas, anche se il costo di un conflitto prolungato cresce sempre più terribile. I leader del Partito Democratico, pur sostenendo ancora l'eventuale pace, inquadrano i loro obiettivi come aspirazioni a lungo termine piuttosto che obiettivi immediati. Sottolineano la necessità di smantellare il governo di Netanyahu, che accusano di minare le istituzioni democratiche e di intensificare le ostilità. Tuttavia, la mancanza di piani concreti per il dialogo con i palestinesi suggerisce che l'attenzione del partito rimane sul riallineamento politico piuttosto che sulla riconciliazione.
Questo approccio cauto rispecchia tendenze più ampie all'interno della società israeliana, dove la paura di ulteriori violenze e lo scetticismo verso le intenzioni palestinesi hanno avuto la precedenza sulle visioni idealistiche di coesistenza.
Nel frattempo, la leadership palestinese, rappresentata da figure come il diplomatico palestinese citato da Bloomberg News, sostiene che cambiare le politiche israeliane, non solo la sua leadership, è essenziale per raggiungere una pace duratura.
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