Il Festival dell'Opera di Aix-en-Provence ha aperto con una lineup audace e stimolante quest'anno, attirando l'attenzione non solo per le sue produzioni individuali, ma per la visione generale alla base della sua programmazione. Il festival, che è stato rimodellato in seguito alla morte improvvisa dell'ex direttore artistico Pierre Audi nel maggio 2025, continua a riflettere la sua eredità attraverso opere accuratamente curate che sfidano le narrazioni storiche e mettono in discussione l'affidabilità della verità.
Queste diverse opere condividono un tema comune: sondano l'instabilità della storia, della memoria e della certezza morale in tempi di crisi. Ted Huffman, il nuovo direttore artistico, ha sottolineato che le scelte della stagione in corso sono state fatte da Audi prima della sua scomparsa e rimangono invariate sotto la sua guida. A 48 anni, Huffman rappresenta una nuova generazione di registi d'opera che sono emersi dal teatro e dal cinema contemporanei piuttosto che dai tradizionali teatri d'opera. La sua carriera include la regia di opere moderne in prestigiose sedi come Covent Garden, l'Opera di Parigi, Glyndebourne e Zurigo.
A differenza di molti dei suoi predecessori, evita la messa in scena auto-indulgente e si concentra invece sull'arte collaborativa, allineandosi più con l'approccio di Audi, radicato nell'intelligenza, nella curiosità e nel talento per unire gli artisti. La produzione di apertura, The Magic Flute di Cogitore, ha offerto una straordinaria reinterpretazione del classico di Mozart. Ambientata nella Germania del dopoguerra, l'opera esamina le promesse e i fallimenti degli ideali dell'Illuminismo dopo la devastazione del XX secolo.
La performance ha visto Leonardo García Alarcón dirigere la Cappella Mediterranea, i cui ricchi colori orchestrali hanno evidenziato la chiarezza e i contrasti nella partitura di Mozart. Ying Fang ha consegnato una luminosa Pamina, mentre il Tamino profondamente umano di Mauro Peter ha costituito il nucleo emotivo dello spettacolo. Sabine Devieil ha trasformato la Regina della Notte in un'anima spezzata, il suo dolore più convincente del suo desiderio di vendetta. Barrie Kosky's The Woman Without a Shadow ha affrontato temi simili attraverso una lente diversa. I monumentali disegni teatrali di Michael Levine hanno creato uno degli ambienti più visivamente accattivanti del festival.
Klaus Mäkelä, che ha fatto il suo debutto con un'opera teatrale, ha diretto una performance trionfale. Il cast comprendeva Michael Spyres, Ambur Braid, Brian Mulligan e Nina Stemme, le cui voci e presenza drammatica hanno dato profondità ai dilemmi morali presentati nell'opera. Forse il momento più sorprendente della settimana è stato Francesco Filidei's Accabadora, basato sul romanzo di Michela Murgia. L'opera esplora l'antica tradizione sarda della morte assistita, né sostenendo né condannando la pratica, ma concentrandosi invece sulla compassione e sul peso della responsabilità. La partitura di Filidei's ha mostrato una notevole immaginazione nelle sue trame orchestrali.
Noa Frenkel si distingue come Tzia Bonaria, con una delle performance più forti del festival. Supportato dalla sensibile direzione di Lucie Leguay dell'Orchestra dell'Opera di Lione e dalla direzione non sentimentale di Valentina Carrasco, Accabadora ha riaffermato Filidei come uno dei compositori più intriganti dell'epoca attuale.
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