Una mostra dal titolo La utopía retorcida si svolgerà fino alla fine di agosto presso l'Arrayán Espacio, presentando opere degli artisti cileni Niles Atallah, Cristóbal León, Joaquín Cociña, Felipe Elgueta e Matías López.
La mostra invita gli spettatori a immergersi nel mondo immaginario di questi artisti, che da tempo operano all'incrocio tra cinema, arti visive e sperimentazione tecnica. Piuttosto che concentrarsi esclusivamente sui prodotti finali, la mostra mette in evidenza gli elementi tangibili che spesso rimangono fuori dal telaio, come i materiali e le tecniche che hanno reso possibili le immagini. Tra i pezzi centrali c'è un baby wall, un'installazione di due metri per due composta da dozzine di teste di bambole create per Merrimundi, l'ultimo lungometraggio animato di Niles Atallah. La mostra include anche materiali di Hansel y Gretel, il prossimo film di León e Cociña (La casa lobo).
Altri contributi provengono da Elgueta e López, inclusi i loro dipinti e video, insieme a una serie di piastre collodioniche bagnate sviluppate da Atallah per il suo nuovo progetto, Casa Fósfora, in collaborazione con Espora Taller. Pedro Bahamondes, giornalista e curatore della mostra, ha descritto la mostra come un mezzo per vedere i film e la più ampia scena audiovisiva cilena da una prospettiva diversa.
La mostra è anche un ritratto di una generazione di artisti che hanno costruito una delle immaginazioni più distintive nell'arte cilena contemporanea attraverso diversi linguaggi artistici.
Nel frattempo, Elgueta e López continuano ad espandere il loro lavoro attorno al video, all'intelligenza artificiale, alla fotogrammetria, alla pittura e all'animazione, rafforzando nuovi modi per comprendere il rapporto tra tecnologia e arti visive. Negli ultimi vent'anni, i quattro artisti hanno formato una rete di collaborazioni centrata su Diluvio, una piattaforma in cui hanno sviluppato progetti condivisi e un approccio unico per fondere il cinema e le arti visive. La utopía retorcida cattura questo viaggio, presentandolo per la prima volta attraverso la materialità delle opere, gli oggetti che sono sopravvissuti al filmato, i modelli che hanno preceduto le immagini e i pezzi che continuano ad esistere al di là dello schermo.
Per Atallah, il processo creativo è inseparabile dal prodotto finale. Ha sottolineato che il contesto che circonda il lavoro, le conversazioni, i laboratori, le collaborazioni e il tempo condiviso, fanno anche parte del suo linguaggio. Questa mostra consente agli spettatori di vedere precisamente questo: non solo i risultati ma anche le tracce fisiche ed emotive lasciate da ogni film e oggetto. Atallah, nato negli Stati Uniti con eredità palestinese, ha sviluppato un corpo di lavoro che abbraccia cinema, installazione e ricerca di materiali.
Insieme a León e Cociña, è anche co-fondatore di Diluvio, uno dei progetti più influenti degli ultimi decenni per il cinema sperimentale cileno. La mostra continua fino alla fine di agosto, offrendo una rara opportunità di esplorare le basi materiali di alcuni dei più innovativi sforzi cinematografici e artistici del Cile. I visitatori possono sperimentare in prima persona come questi artisti hanno trasformato i media tradizionali in nuove forme di espressione, riflettendo sia le loro visioni individuali che l'influenza collettiva sul paesaggio culturale.
★
Manteniamo le notizie oneste.
ObjectiveNews è finanziato dai lettori e senza pubblicità: ti mostriamo il bias invece di nasconderlo. Sostieni il giornalismo indipendente per 4 €/mese.
Diventa sostenitore