L'Ungheria affronta una crisi energetica senza precedenti poiché la sua unica centrale nucleare, Paks, è stata chiusa a causa dei livelli d'acqua record nel fiume Danubio. Il primo ministro del paese, Peter Magyar, ha descritto la situazione come "senza precedenti", sottolineando la necessità di un'azione collettiva per gestire la crescente carenza di energia. Con temperature che raggiungono i 40 gradi Celsius, il caldo estremo ha portato a un calo critico del livello d'acqua del fiume, costringendo lo spegnimento temporaneo della centrale nucleare situata a circa 100 chilometri a sud di Budapest.
Questo segna la prima volta dal 1982 che l'intero funzionamento di Paks è stato interrotto, con un impatto significativo sull'approvvigionamento elettrico della nazione. Il fiume Danubio, che funge da fonte di raffreddamento cruciale per la centrale nucleare di Paks, ha raggiunto un minimo storico, con il suo livello d'acqua scendendo a meno 133 centimetri. Questo declino ha reso l'impianto incapace di funzionare a piena capacità, poiché le pompe necessarie per il raffreddamento non possono funzionare a causa dell'insufficiente profondità dell'acqua. Secondo i funzionari, le condizioni attuali potrebbero portare alla chiusura completa dell'impianto, che normalmente genera quasi la metà dell'energia elettrica dell'Ungheria.
Il governo ha avvertito che questo sviluppo potrebbe provocare una perdita di energia fino a 2.000 megawatt durante i periodi di massima domanda. Il primo ministro Magyar ha invitato sia il settore pubblico che quello privato a ridurre il consumo di elettricità, in particolare durante le ore serali in cui la domanda è al massimo. Ha esortato le industrie, compresi i principali produttori automobilistici come Mercedes e Suzuki, a implementare misure di risparmio energetico. Alcune aziende hanno già annunciato piani per ridurre la produzione o regolare gli orari per allinearsi a questi sforzi. Inoltre, le autorità locali hanno istruito le aziende a limitare l'uso del condizionamento dell'aria e a spegnere l'illuminazione decorativa negli spazi pubblici.
Il governo ha inoltre ordinato la sospensione delle operazioni dei treni merci tra le 17:00 e le 22:00 per risparmiare energia e creare riserve aggiuntive. Per mitigare l'impatto della crisi energetica, Magyar ha emesso un ordine esecutivo che consente la disconnessione dei grandi consumatori che non rispettano gli obiettivi di riduzione dell'uso.
La crisi ha sollevato preoccupazioni circa la redditività a lungo termine della centrale nucleare di Paks, soprattutto alla luce dei dibattiti in corso sulla sua espansione. Originariamente previsto per il completamento a metà degli anni '30, il progetto ha dovuto affrontare il controllo a causa del suo acquisto diretto dalla società statale russa Rosatom, aggirando le procedure di gara standard dell'UE. Nel 2025, la Corte di giustizia europea ha stabilito che questo metodo di acquisto violava la legge dell'UE. Sotto il nuovo governo filoeuropeo, il futuro di Paks II, ora in esame, è incerto, evidenziando tensioni più ampie tra sicurezza energetica e conformità normativa.
Mentre la carenza di energia continua, il governo ungherese sta lavorando per assicurare importazioni aggiuntive per soddisfare la domanda interna. Tuttavia, le implicazioni finanziarie di una maggiore dipendenza da fonti energetiche esterne dovrebbero essere sostanziali, potenzialmente aggiungendo miliardi di euro al carico economico del paese. Nel frattempo, ai residenti viene chiesto di dare priorità alla conservazione, con le famiglie previste per affrontare restrizioni come ultima risorsa. La sfida che ci attende consiste nell'equilibrare la sopravvivenza immediata con la sostenibilità a lungo termine, mentre la nazione lotta con le conseguenze dei cambiamenti climatici e delle infrastrutture obsolete.
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