Un'innovativa misura condotta dai fisici al Large Hadron Collider del CERN ha messo in dubbio le ipotesi di lunga data su come i gluoni si comportano all'interno dei nuclei atomici. I risultati, condotti da un ricercatore dell'Università del Kansas e pubblicati su Physical Review Letters, segnano un momento cruciale nella fisica nucleare, offrendo la prima analisi multidimensionale della produzione fotonucleare incoerente J/ψ. Questo metodo consente agli scienziati di esaminare la distribuzione dei gluoni, le particelle responsabili del legame dei quark, con una precisione senza precedenti. L'esperimento si è svolto all'interno del rivelatore ALICE al CERN, utilizzando i dati raccolti durante la seconda corsa del Large Hadron Collider.
Durante questo periodo, i nuclei di piombo in rapido movimento sono passati vicini l'uno all'altro senza collisioni dirette, generando intensi campi elettromagnetici che si sono comportati come fasci di fotoni ad alta energia. Quando questi fotoni hanno interagito con altri nuclei, hanno prodotto mesoni J/ψ, che fungono da indicatore sensibile della struttura interna dei gluoni. A differenza dei metodi precedenti che hanno calcolato la media dei risultati sull'intero nucleo, questa tecnica ha permesso ai ricercatori di rilevare variazioni nella densità dei gluoni a scale subatomiche.
Adattando il trasferimento di slancio, il team ha effettivamente alterato la "risoluzione" delle loro osservazioni, sondando regioni sempre più piccole all'interno del nucleo. 2 femtometri, l'esperimento ha catturato strutture di circa un quarto delle dimensioni di un protone. Se un nucleo fosse delle dimensioni di uno stadio di calcio, questo livello di dettaglio consentirebbe ai ricercatori di discernere caratteristiche di pochi metri di diametro. Tapaki ha sottolineato che questi risultati suggeriscono che i gluoni iniziano a mostrare un comportamento collettivo a piccole scale, un fenomeno chiamato saturazione dei gluoni.
I risultati hanno implicazioni che vanno oltre la fisica nucleare, potenzialmente influenzando la nostra comprensione di come la materia guadagna massa attraverso la forza forte. I suoi modelli teorici hanno previsto che queste aree dense potrebbero evolversi con l'aumento dell'energia di collisione e potrebbero rivelare nuovi aspetti dell'interazione forte. La ricerca attuale estende questo quadro misurando la produzione incoerente di J/ψ attraverso un ampio spettro di energie foton-nucleo, fornendo supporto empirico a queste ipotesi.
La partnership facilita lo scambio continuo di ricercatori e risorse, contribuendo al successo dell'esperimento. Takaki ha osservato che la capacità di distinguere tra i modelli concorrenti del comportamento dei gluoni rappresenta un importante passo avanti nel svelare la complessa dinamica della materia nucleare. Mentre la comunità scientifica continua a affinare la sua comprensione delle forze fondamentali che governano l'universo, questa scoperta sottolinea l'importanza di tecniche sperimentali avanzate nel sondare il funzionamento interno della materia.
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