Il Nepal sta affrontando una vasta devastazione e perdite a seguito delle catastrofiche inondazioni che hanno colpito la regione all'inizio di questo mese. Il disastro, innescato da un improvviso crollo del ghiacciaio sul confine tra Nepal e Tibet, ha causato oltre 900 vittime e migliaia di dispersi, secondo i rapporti ufficiali.
Le inondazioni sono iniziate il 23 agosto, quando una massiccia quantità di ghiaccio, roccia, fango e detriti ha attraversato le valli, distruggendo case, infrastrutture e intere comunità. Il disastro ha attraversato i confini internazionali, colpendo regioni sia in Nepal che in Cina. In Nepal, l'impatto è stato grave, con interi villaggi sommersi e strade rese impraticabili.
Le squadre di soccorso, supportate da specialisti cinesi e indiani, hanno intensificato gli sforzi per individuare i 933 lavoratori che si ritiene siano intrappolati nei tunnel di 11 progetti idroelettrici. Soldati e ingegneri hanno lavorato tutto il giorno, utilizzando escavatori, esplosioni controllate e torce per rimuovere i detriti e accedere alle gallerie. Finora, tre corpi sono stati recuperati da due di queste gallerie, anche se molte sezioni rimangono inaccessibili a causa di spessi strati di fango e macerie. L'esercito nepalese ha sottolineato che la rimozione delle gallerie è il loro obiettivo primario, nonostante l'immensa difficoltà posta dal volume di materiale che ostruisce i percorsi.
Nei giorni successivi al disastro, sono stati istituiti siti di sepoltura temporanea nelle pianure del Nepal, dove centinaia di vittime, molte delle quali rimangono non identificate, sono state sepolte. Le condizioni umide hanno accelerato la decomposizione, complicando i processi di identificazione. Le famiglie dei defunti si riuniscono in questi cimiteri improvvisati, in lutto per i loro cari in attesa di un riconoscimento formale.
Le autorità stimano che più di 90.000 persone siano state colpite dal disastro, con la Croce Rossa che suggerisce numeri ancora più alti. Le ripercussioni economiche e sociali dovrebbero essere di lunga durata, soprattutto data la dipendenza di molte comunità dai progetti idroelettrici per il sostentamento. Il primo ministro Balendra Shah ha descritto l'evento come un "disastro naturale senza precedenti e devastante", riconoscendo le difficoltà di valutare appieno l'entità dei danni. Ha evidenziato l'impegno delle forze di sicurezza del Nepal, notando che quasi 21.000 persone sono attivamente impegnate nelle operazioni di soccorso insieme a civili e volontari.
L'attenzione internazionale si è rivolta anche al ruolo dei cambiamenti climatici nell'aggravarsi della crisi. La Cina ha attribuito il disastro agli impatti più ampi del riscaldamento globale, citando l'aumento delle temperature e l'instabilità glaciale come fattori che contribuiscono. Questa prospettiva si allinea con le crescenti preoccupazioni degli scienziati sull'aumento della frequenza degli eventi meteorologici estremi legati al degrado ambientale. Nel frattempo, il presidente cinese Xi Jinping, durante una visita in Kirghizistan, ha ribadito la dedizione di Pechino a individuare i rimanenti individui scomparsi, compresi 261 cittadini stranieri provenienti da 23 paesi ancora dispersi in Tibet.
Nonostante queste misure, la complessità del terreno e i modelli meteorologici imprevedibili continuano a rappresentare ostacoli significativi. Con la situazione in rapida evoluzione, l'attenzione rimane sul salvataggio di vite umane e sulla stabilizzazione delle regioni colpite, mentre il vero bilancio del disastro continua a svilupparsi.
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