I pubblici ministeri di Monaco hanno chiuso un caso penale di lunga data che coinvolgeva un mortale incendio doloso antisemita del 1970. Il caso, che si è esteso per quasi cinque decenni, è stato riaperto a seguito di nuove prove che indicavano il coinvolgimento di un uomo che in seguito è morto nel 2020. I pubblici ministeri hanno dichiarato che tutte le informazioni disponibili supportano ora l'identificazione del sospetto, anche se i procedimenti legali contro di lui non sono più possibili a causa della sua morte.
Il caso ruota attorno a un incendio devastante che si è verificato il 13 febbraio 1970 nella comunità religiosa ebraica di Monaco e Alta Baviera, provocando la morte di sette individui, tutti sopravvissuti all'Olocausto, tra cui due ex detenuti del campo di concentramento.
L'incendio ha gravemente danneggiato la struttura, soprattutto nei piani superiori, e ferito altre 15 persone, quattro delle quali hanno richiesto cure mediche gravi. L'attacco è avvenuto solo tre giorni dopo un attentato terroristico all'aeroporto di Monaco di Baviera-Riem, durante il quale è stato ucciso un militante palestinese. Le vittime di entrambi gli incidenti sono state onorate insieme in un servizio commemorativo, sottolineando la gravità della tragedia. Le indagini iniziali sull'incidente sono state sospese nel 2017, più di 50 anni dopo l'attacco. Tuttavia, nell'aprile 2025, le autorità hanno deciso di riaprire il caso dopo aver ricevuto nuove informazioni.
Un testimone chiave ha fornito una testimonianza credibile che indica che il sospetto aveva mantenuto stretti legami con un membro della famiglia negli anni '70. Dopo la morte del parente, il testimone ha condiviso intuizioni sul sospetto, spingendo a una revisione approfondita dei documenti storici e delle interviste con individui collegati all'accusato. La rinnovata indagine ha portato i pubblici ministeri a concludere che il sospetto era stato identificato, anche se non è stato possibile intraprendere ulteriori azioni a causa della sua morte. Secondo i pubblici ministeri, il sospetto era un uomo di 25 anni al momento dell'attacco, che frequentava frequentemente l'area circostante il centro religioso ebraico di Reichenstrassebach.
La notte dell'incendio, avrebbe fatto osservazioni che esprimevano ostilità verso gli ebrei, affermando: "gli ebrei hanno tutto", mentre si trovava vicino alla casa degli anziani residenti. Momenti dopo, l'edificio ha preso fuoco. Queste accuse derivano da dichiarazioni trasmesse dal testimone, che ha affermato di aver ricevuto queste informazioni dal suo parente defunto. Ulteriori membri della famiglia hanno confermato questi resoconti, rafforzando la credibilità delle affermazioni.
Il suo fascino per l'ideologia nazista si estendeva oltre la retorica, aveva ascoltato i discorsi di Hitler su registrazioni e aveva persino praticato il tiro vicino al Berghof, il rifugio alpino di Hitler, un sito associato a numerose atrocità commesse durante il regime nazista.
La chiusura del caso segna la fine di un capitolo complesso e carico di emozioni nella storia di Monaco, che riflette gli sforzi in corso per affrontare le ingiustizie del passato e portare chiarezza ai casi irrisolti di violenza motivata dall'odio.
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