Un massiccio disastro ecologico nel villaggio di Lika ha scatenato una crisi politica, con accuse di fallimento del governo e corruzione che minacciano di scuotere la coalizione al governo. Lo scandalo riguarda lo scarico illegale di rifiuti che ha contaminato terra e acque sotterranee, portando all'indignazione pubblica e alle richieste di responsabilità. Secondo i rapporti, quasi 40.000 tonnellate di rifiuti pericolosi sono stati smaltiti illegalmente vicino a Gospić, causando danni irreversibili all'ambiente. La situazione si è aggravata dopo che l'Agenzia di intelligence croata, USKOK, ha rivelato una diffusa falsificazione di dati riguardanti il sito di rifiuti, provocando un'intensa pressione pubblica e un controllo politico.
La discarica, situata nella zona di Bilajska 50, è stata gestita per anni da una società di proprietà di Josipa Šincek e sua moglie Monika. L'operazione, che ha coinvolto il trasporto di rifiuti da più paesi europei, è continuata nonostante le ripetute denunce dei residenti locali.
I risultati hanno portato a richieste di azioni urgenti, compresa la possibilità di accuse penali contro i funzionari che presumibilmente hanno collaborato con gli operatori dei rifiuti. Le tensioni politiche si sono intensificate poiché i partiti di opposizione chiedono un'azione immediata. I socialdemocratici (SDP), il Partito dei diritti (Most) e il partito Drita hanno richiesto una sessione di emergenza del parlamento, mentre il presidente Zoran Milanović ha chiesto una risposta rapida.
I partiti di opposizione hanno anche annunciato piani per avviare procedure per rimuovere l'attuale governo, citando la sua incapacità di affrontare efficacemente la crisi. Nel frattempo, la coalizione al governo ha preso provvedimenti per rispondere ai crescenti disordini. Il primo ministro Andrej Plenković ha convocato una riunione di emergenza del gabinetto e della maggioranza parlamentare, con l'obiettivo di coordinare un approccio unificato. Il Ministero della Protezione ambientale e della transizione verde, guidato dal ministro Marija Vučković, si trova di fronte a critiche per la sua gestione della questione. I critici sostengono che non è riuscita a attuare misure urgenti, nonostante le disposizioni legali per procedimenti accelerati in caso di danni ambientali.
Davor Bušljeta, un residente di Gospić, ha descritto il flusso costante di camion e macchinari nel corso di diversi anni, definendo l'operazione un'impresa di tipo commerciale.
Bušljeta ha sottolineato che la comunità non si è impegnata in proteste o manifestazioni pubbliche, poiché ritiene che la situazione sia troppo grave da ignorare. Ha dichiarato che lui e la sua famiglia hanno ricorso all'acquisto di acqua in bottiglia invece di usare l'acqua del rubinetto per paura della contaminazione. La crisi ha anche attirato l'attenzione internazionale.
Mikulić, che in seguito è stato arrestato dall'USKOK, è stato accusato di aver accettato tangenti per un totale di 500.000 euro per consentire il dumping illegale di continuare. La sua negazione di queste affermazioni non ha placato la controversia che circonda il caso. Le ricadute politiche continuano a crescere. I leader dell'opposizione, tra cui il sindaco di Gospić, Darko Milinović, hanno condannato la lenta risposta del governo, etichettando lo scarico dei rifiuti come un "atto terroristico" che minaccia la salute pubblica. Milinović ha esortato tutti gli attori politici a unirsi per affrontare la crisi, sottolineando la necessità di trasparenza e responsabilità.
Ha anche chiesto il perseguimento di tutte le parti responsabili, suggerendo che la situazione potrebbe essere classificata come un atto terroristico ai sensi della legge nazionale. Mentre la crisi politica e ambientale si approfondisce, l'attenzione rimane sul fatto che il governo prenderà misure decisive per ripulire il sito e ritenere responsabili. Con il potenziale di ulteriori conseguenze legali e politiche, l'esito di questo scandalo potrebbe avere un impatto significativo sulla stabilità della coalizione al governo.
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