L'articolo discute la decisione del governo serbo di tenere funerali di stato per Ratko Mladić, un ex comandante dell'esercito jugoslavo condannato per crimini di guerra per il suo ruolo nel massacro di Srebrenica. Il pezzo inquadra questa decisione come coerente con una più ampia narrazione nazionalista serba che reinterpreta i fallimenti storici come atti di orgoglio nazionale. Fa riferimento a una tradizione di trasformazione delle sconfitte passate in simboli di identità collettiva, come la battaglia del Kosovo nel 1389, che è diventata una festa nazionale. L'autore evidenzia come questo approccio persista oggi in Serbia.
Lettura del bias (Conservatore): L'articolo presenta una cornice di tendenza destra enfatizzando l'interpretazione nazionalista serba della storia, ritraendo le azioni del governo come una continuazione di una tradizione culturale legittima piuttosto che una distorsione della verità.





