Un'autrice uruguaiana ha vinto il Secondo Premio Nazionale di Letteratura per il suo romanzo Mientras todo se derrite, che esplora temi di distruzione ambientale, memoria e identità. Il libro, scritto da Tamara Silva Bernaschina, è descritto come un'opera poetica e introspettiva che sfida le strutture narrative tradizionali.
Il romanzo non cerca di offrire un commento diretto sul degrado ambientale o sulle questioni sociali, ma piuttosto traccia l'impatto emotivo e psicologico di queste forze sulla memoria personale e collettiva. Il testo è accompagnato da fotografie in bianco e nero che fungono da metafore visive, frammenti di una narrazione più ampia, molto simile ai capitoli stessi, che assomigliano a onde o schemi. La scrittura di Bernaschina è profondamente radicata nelle specificità della cultura uruguaiana, ma trascende i confini regionali.
Il romanzo si basa su elementi come l'abbigliamento tradizionale, i paesaggi locali e le tradizioni familiari, mentre si occupa anche di questioni esistenziali più ampie. Il romanzo resiste alla narrazione convenzionale, offrendo invece un'esperienza frammentata, quasi meditativa. Questo approccio riflette la convinzione dell'autore nella necessità di trovare la propria voce prima di tentare di parlare per gli altri. Il suo obiettivo non è la critica o l'attivismo, ma la ricerca di significato in un mondo sempre più definito dalla scomparsa e dal decadimento. Il romanzo tocca anche le conseguenze dello sfruttamento industriale, in particolare l'estrazione mineraria, che ha lasciato cicatrici sulla terra e ha sconvolto la vita familiare.
L'assenza di un padre, l'asciugatura di un ruscello e la presenza di lavoratori stranieri contribuiscono tutti a un senso di dislocazione e perdita. Questi elementi non sono presentati come dichiarazioni politiche evidenti, ma come parte di una più ampia meditazione su come gli ambienti modellano la coscienza umana e viceversa. In un passaggio sorprendente, l'autore descrive la scoperta di una balena solitaria, unica nella sua specie, che canta ad una frequenza impossibile. Questo momento diventa una metafora per la possibilità di comprendere oltre il linguaggio e il suono, un ponte tra specie, culture e tempo.
La balena rappresenta una sorta di saggezza perduta, una connessione con una realtà più profonda che può essere afferrata solo attraverso l'intuizione e l'immaginazione. Il romanzo suggerisce che questo tipo di consapevolezza potrebbe essere trovato in luoghi inaspettati: una cicatrice sul petto di una nonna, una statua di una Vergine protettiva su una collina, un fiume senza rive, o anche nel silenzio del dolore di un bambino per una morte prematura. Il lavoro di Bernaschina è posizionato nel più ampio contesto della letteratura latinoamericana, dove le preoccupazioni ecologiche sono diventate sempre più importanti. Tuttavia, evita di allinearsi con le narrazioni femministe o attiviste tradizionali.
Il suo romanzo è una meditazione sulla sopravvivenza, non in termini di resistenza fisica, ma nella capacità di rimanere attenti al mondo mentre si svela. Il romanzo è stato elogiato per la sua qualità lirica e il suo rifiuto di conformarsi a facili interpretazioni. I critici hanno notato il suo sottile impegno con le ansie contemporanee sul cambiamento climatico e l'erosione culturale, celebrando anche la sua innovazione formale.
Come dice l'autore, scrivere in un periodo di fusione, rottura e sbiadimento è di per sé un atto di resistenza, un tentativo di preservare il significato in un mondo che sembra determinato a dissolversi.
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