Luis Mariano Díaz González, figlio del defunto cantante di vallenato colombiano Diomedes Díaz, è stato messo agli arresti domiciliari nell'ambito di un processo legale che coinvolge accuse di coinvolgimento in un caso di rapimento e tortura semplici aggravati. La decisione è stata presa da un giudice di garanzie a Barranquilla a seguito delle accuse formali mosse contro di lui e altre cinque persone dal Servizio Nazionale di Pubblico Ministero. Queste accuse derivano da presunte azioni intraprese il 23 agosto 2025, quando Carlos Alfredo Mejía Vargas, un collezionista per una società chiamata Soluciones Mano a Mano, sarebbe stato detenuto e sottoposto ad aggressioni fisiche e psicologiche.
Durante l'udienza di accusa, il procuratore Rodrigo Restrepo, in rappresentanza dei giudici distrettuali, ha formalmente accusato Keiner David Rocha Gamero, Darío Andrés Tirado Bossio, José David Martínez Ibáñez, Alexis Rafael Jiménez Urina e Stiven Rafael Bolaño De La Hoz dei presunti crimini di rapimento semplice aggravato combinato con la tortura.
Secondo l'accusa, questi individui presumibilmente hanno partecipato a un'operazione pianificata per detenere la vittima e mantenerla in cattività infliggendo gravi sofferenze fisiche e psicologiche e esercitando pressioni sia sulla vittima che sulla sua famiglia. L'indagine suggerisce che questo caso è collegato a attività di prestito informale note come "gota a gota", che tipicamente comportano prestiti ad alto interesse e spesso portano a pratiche coercitive. Le autorità indicano che Carlos Alfredo Mejía Vargas è stato intercettato da uomini armati, trasportato con la forza in una casa abbandonata a Barranquilla e sottoposto a maltrattamenti per diverse ore.
L'accusa ha sottolineato che le azioni sono state effettuate con intenzione, il che significa che gli individui hanno eseguito volontariamente e in coordinamento gli atti necessari per privare la vittima della libertà, tenerla in custodia, infliggere gravi dolori fisici e psicologici e esercitare pressioni su di lei e sulla sua famiglia.
Durante la presentazione delle accuse, l'accusa ha sostenuto che tutti e sei gli imputati avevano piena capacità di comprendere l'illegalità delle loro azioni e prendere decisioni autonome basate su tale comprensione, suggerendo che avessero agito consapevolmente e in coordinamento.
L'organo d'inchiesta ha inoltre dichiarato che la consapevolezza dell'illegalità è evidente nell'accordo penale previo, nella distribuzione funzionale dei compiti, nel movimento coordinato verso la residenza della vittima, nell'uso di armi da fuoco per ridurre la resistenza della vittima, nel trasporto segreto verso il luogo di detenzione, nell'esecuzione sistematica di torture, nelle minacce rivolte alla vittima e alla sua famiglia immediata e nelle richieste economiche fatte durante il periodo di detenzione.
Tuttavia, il processo penale continua e spetta al tribunale determinare l'esito finale. Il caso evidenzia le sfide in corso relative alle pratiche di prestito informale in Colombia e le potenziali conseguenze per coloro che sono coinvolti in tali attività.
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