Nel luglio 2026, Ercilia Sanhueza, un'insegnante in pensione della regione del Biobío in Cile, divenne il fulcro di una battaglia legale per l'accesso a farmaci salvavita. Diagnosticata con carcinoma mammario metastatico HER2-positivo nel 2023, aveva esaurito tutte le opzioni di assistenza sanitaria pubblica, che offrivano solo cure palliative. Il trattamento di cui aveva bisogno, un farmaco ad alto costo chiamato Trastuzumab Deruxtecán, non era coperto dal sistema sanitario pubblico cileno.
Il caso giunse alla Corte Suprema, dove la Terza Camera decise a favore di Ercilia il 21 luglio 2026. La corte ordinò allo stato di finanziare il trattamento, nonostante il fatto che tali decisioni siano tipicamente riservate alle autorità amministrative. La sentenza enfatizzò il diritto alla vita e alla salute, affermando che questi non dovrebbero dipendere dai mezzi finanziari di una persona.
In un'intervista con Canal 9 Bío-Bío Televisión, Ercilia ha sottolineato che "la salute non dovrebbe dipendere dal denaro", esortando altre donne in situazioni simili a cercare assistenza e a continuare a lottare per i propri diritti. Tuttavia, la decisione è stata limitata al suo caso individuale e non ha creato un precedente per gli altri. Questa sentenza si aggiunge a una lista crescente di casi in cui la Corte Suprema del Cile è intervenuta in controversie sanitarie, spesso citando il diritto alla vita e alla salute.
Il dibattito si concentra sul fatto che la fornitura di trattamenti costosi rientri nell'ambito di competenza dei tribunali o rimanga nel dominio dei ministeri della salute e delle autorità fiscali. Il sistema sanitario pubblico del Cile opera sotto tre quadri normativi chiave: il Libro II del Decreto Legge n. 1 del 2005 del Ministero della Salute, il Sistema di garanzie esplicite in materia di salute (GES), istituito dalla Legge n. 19,966 del 2004, e il Sistema di protezione finanziaria per diagnosi e trattamenti ad alto costo, disciplinato dalla Legge n. 20,850 del 2015, nota come Legge Ricarte Soto. Queste leggi definiscono quali trattamenti sono idonei a finanziamenti statali.
Se una diagnosi o un trattamento non è incluso in queste garanzie, né gli ospedali né i servizi sanitari regionali sono obbligati a coprirlo. Nel caso di Ercilia, il trattamento non era passato attraverso il processo di approvazione richiesto, il che significa che non c'era alcun obbligo legale per lo stato di finanziarlo. I critici sostengono che l'attuale sistema crea barriere per i pazienti che richiedono farmaci costosi, in particolare quelli con condizioni rare o avanzate.
La tensione tra queste prospettive evidenzia le sfide più ampie che la politica sanitaria cilena deve affrontare. Mentre la discussione sull'intervento giudiziario nell'assistenza sanitaria continua, l'esito del caso di Ercilia potrebbe influenzare i dibattiti futuri. Mentre la sua lotta personale ha attirato l'attenzione sulle lacune sistemiche, i confini legali rimangono poco chiari. Per ora, la sentenza è un esempio singolare di come la magistratura possa assumere un ruolo tradizionalmente ricoperto dagli organi amministrativi, sollevando domande sulle implicazioni a lungo termine per la governance sanitaria in Cile.
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