Oltre 100 richiedenti asilo musulmani Rohingya sono stati arrestati dalle autorità malesi dopo essersi riuniti fuori dall'ufficio dell'UNHCR a Kuala Lumpur per cercare protezione dopo il loro sfratto dalle loro case a Penang. I rifugiati hanno affermato di essere stati cacciati dai residenti locali e si sono recati nella capitale per richiedere assistenza per il reinsediamento. Il primo ministro malese Anwar Ibrahim ha dichiarato che i raduni non autorizzati nella città avrebbero portato alla detenzione da parte delle autorità di immigrazione. La situazione sorge in mezzo a un aumento del discorso di odio online e della disinformazione che colpisce la comunità Rohingya da maggio, portando a un'aumentata molestia e chiusura delle scuole. Mentre la Malesia non è firmataria della Convenzione sui rifugiati delle Nazioni Unite e classifica i richiedenti asilo come migranti illegali, è stata storicamente considerata un rifugio sicuro per i Rohingya in fuga dalla persecuzione in Myanmar. L'UNHCR ha espresso preoccupazione per l'aumento del retorica anti-Rohingya, non avendo detto che potrebbe portare a ulteriori discriminazioni.
Lettura del bias (Centro): L'articolo presenta un resoconto equilibrato della situazione, citando sia le azioni delle autorità malesi che le prospettive dei rifugiati Rohingya.



