La Spagna affronta un paradosso nei suoi sforzi per bilanciare la vita lavorativa e familiare, poiché l'uso dei servizi di asilo è raddoppiato tra i disoccupati mentre rimane stagnante tra i lavoratori occupati. Questa situazione evidenzia come le condizioni economiche influenzano l'accesso all'assistenza all'infanzia, secondo un recente studio di Funcas che analizza i dati dell'indagine sulla forza lavoro spagnola (EPA).
Lo studio mostra che negli ultimi due decenni, la percentuale di persone occupate che utilizzano servizi professionali di assistenza all'infanzia è rimasta intorno al 20 per cento. 6 per cento. Nel frattempo, la percentuale di persone disoccupate e inattive che utilizzano servizi di assistenza all'infanzia è cresciuta in modo significativo. 4 per cento nel 2010, il tasso di utilizzo tra i disoccupati è salito al 15 per cento entro il 2025. 6 per cento nello stesso periodo. Questa tendenza è legata alla crescita del settore dell'infanzia, che si è notevolmente espanso negli ultimi anni.
Secondo i ricercatori, l'assegnazione di questi posti spesso segue criteri basati sul reddito familiare, favorendo indirettamente coloro che hanno redditi più bassi, compresi quelli che sono disoccupati o al di fuori del mercato del lavoro.
I dati dell'indagine europea sulle forze di lavoro del 2018 indicano che solo il 16% delle famiglie spagnole utilizza l'assistenza professionale all'infanzia, posizionando il paese all'avanguardia nella classifica dell'UE, appena sopra Malta. Questa statistica sottolinea l'impatto limitato dell'aumento dell'uso dell'asilo nido sulla posizione della Spagna rispetto alle controparti europee. Secondo l'indagine dell'EPA, la maggior parte delle persone occupate - circa il 75% - non segnala alcun cambiamento nelle loro condizioni di lavoro dopo aver avuto figli. Tuttavia, vi è una chiara differenza di genere a questo proposito: l'82% degli uomini non ha modificato il proprio status lavorativo a causa delle responsabilità familiari, rispetto al 68% delle donne.
I ricercatori suggeriscono che l'onere di bilanciare lavoro e vita familiare ricade ancora più pesantemente sulle madri che sui padri, anche se le norme relative al congedo parentale diventano più eque. Quando si verificano cambiamenti tra gli individui impiegati, tendono a comportare ore di lavoro ridotte. Questo modello è particolarmente pronunciato quando si confrontano i sessi, con fino all'8% delle donne impiegate con responsabilità di cura che optano per giornate di lavoro più brevi, rispetto a solo l'1% degli uomini. Questa discrepanza illustra le sfide in corso affrontate dalle donne nel mantenere sia i ruoli professionali che familiari all'interno della forza lavoro.
★
Manteniamo le notizie oneste.
ObjectiveNews è finanziato dai lettori e senza pubblicità: ti mostriamo il bias invece di nasconderlo. Sostieni il giornalismo indipendente per 5 €/mese.
Diventa sostenitore