L'articolo critica la Biennale di Venezia 2026, evidenziando le preoccupazioni per il suo allineamento con le questioni ambientali e sociali mentre è supportato da società multinazionali. Fa riferimento ai commenti di Daniel Santoro che ha criticato l'approccio curatoriale della Biennale come complice di questioni sistemiche. Il pezzo contrasta gli sforzi di sostenibilità dichiarati della Biennale, come l'uso di energie rinnovabili e la promozione di prodotti locali, con le sue sponsorizzazioni aziendali. L'autore descrive l'evento come un "fallimento puro e duro", notando installazioni superficiali e mancanza di coinvolgimento significativo. L'articolo discute anche la mostra di Laurie Anderson, che è stata presentata come riflesso dell'instabilità contemporanea, ma è stata percepita dall'autore come oppressiva e che ricorda l'imaging medico.
Lettura del bias (Progressista): L'articolo inquadra la sponsorizzazione aziendale della Biennale e le scelte curatoriali come complici di questioni sistemiche, in linea con le critiche di sinistra del capitalismo e dell'ipocrisia istituzionale.




