La Giordania ha emesso un severo avvertimento su una "minaccia imminente" per uno dei siti più sacri dell'Islam, dichiarando Gerusalemme un "barile di polvere" in mezzo alle crescenti tensioni che circondano il crescente controllo di Israele sul complesso della moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme Est. Il Paese ha convocato una riunione di emergenza dei ministri degli esteri di nazioni arabe e islamiche, citando ciò che descrive come una sfida diretta agli accordi di lunga data riguardanti l'accesso religioso al sito. Questa mossa arriva dopo che ripetutamente attivisti di destra israeliani e coloni sono entrati nell'area, che è considerata sacra dai musulmani e conosciuta dagli ebrei come il Monte del Tempio.
La causa immediata di preoccupazione è la crescente frequenza con cui i gruppi di estrema destra israeliani e i coloni hanno avuto accesso al complesso di Al-Aqsa e alla Cupola della Roccia, aree dove, secondo le intese esistenti, le preghiere sono eseguite esclusivamente dai musulmani. La Giordania, riconosciuta come custode ufficiale dei luoghi sacri islamici a Gerusalemme, sostiene che queste azioni violano accordi di decenni. Secondo i rapporti, più di 2.000 membri della destra israeliana, guidati dal ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, sono entrati nell'area il 23 luglio e hanno condotto preghiere e rituali religiosi, che le autorità giordane descrivono come la più grave violazione dello status quo nella storia moderna.
Il ministro degli Esteri della Giordania, Ayman Safadi, ha avvertito che eventuali cambiamenti unilaterali all'attuale regime potrebbero innescare una grave crisi regionale. In una dichiarazione, ha sottolineato che Gerusalemme è una situazione instabile, aggiungendo che la Giordania continua ad allertare la comunità internazionale del pericolo, prendendo tutte le misure legali e diplomatiche per prevenire un'ulteriore escalation. Il governo ha anche espresso preoccupazione per il potenziale peggioramento delle condizioni nella Cisgiordania occupata, temendo che Israele possa intensificare la pressione sui palestinesi in vista delle prossime elezioni parlamentari o persino tentare di spostamento di massa verso la Giordania, che il governo considera una linea rossa.
Le relazioni tra la Giordania e Israele sono state ulteriormente tese a causa di dispute sull'approvvigionamento idrico. La Giordania sostiene che Israele ha ridotto le forniture d'acqua a seguito delle critiche di Amman per quanto riguarda le operazioni militari israeliane a Gaza, esacerbando le tensioni tra i due paesi vicini. Queste questioni hanno alimentato il crescente dissenso all'interno della Giordania contro gli sforzi di normalizzazione con Israele, con alcuni politici e membri del pubblico che chiedono risposte più forti agli sviluppi a Gerusalemme e nei territori palestinesi. La situazione ha attirato l'attenzione del più ampio mondo musulmano, con molti che esprimono solidarietà alla posizione della Giordania.
I leader religiosi hanno ribadito l'importanza di mantenere lo status quo per evitare conflitti, sottolineando che qualsiasi interruzione potrebbe portare a disordini più ampi. Nel frattempo, gli osservatori internazionali hanno chiesto calma e dialogo, esortando entrambe le parti a astenersi da azioni che potrebbero infiammare le tensioni. In risposta agli avvertimenti della Giordania, i funzionari israeliani hanno difeso le loro azioni, affermando che stanno esercitando i loro diritti in conformità con il diritto internazionale. Essi sostengono che la presenza di cittadini ebrei a Gerusalemme è legittima e che lo status quo dovrebbe riflettere le realtà della regione.
Tuttavia, questa posizione ha incontrato la resistenza delle nazioni arabe e islamiche, che considerano tali mosse provocatorie e destabilizzanti. Man mano che la situazione si sviluppa, la Giordania continua a monitorare da vicino gli sviluppi e si è impegnata a prendere ulteriori misure se necessario per proteggere i propri interessi e mantenere la stabilità nella regione.
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