La Corte Suprema indiana ha esaminato se l'uso di un linguaggio offensivo costituisca un reato ai sensi delle leggi sull'oscenità. In un caso che riguardava una disputa per la terra nel Tamil Nadu nel 2017, la corte ha chiarito che, sebbene fossero state utilizzate parole offensive come 'motherf***ker' e 'figlio di una puttana', non si qualificano automaticamente come oscenità ai sensi della legge penale. La corte ha sottolineato che l'oscenità richiede criteri specifici, tra cui essere lascivo, appello a interessi lascivi e avere il potenziale di depravare o corrompere le persone. Mentre la corte ha annullato la condanna per oscenità, ha confermato la condanna dell'imputato per aver causato ferita dolorosa con un billhook, riducendo la sua pena e imponendo una multa.
Lettura del bias (Centro): L'articolo presenta l'interpretazione legale della Corte Suprema dell'oscenità senza favorire apertamente nessuna delle parti. Fornisce il ragionamento della corte, chiarendo che il linguaggio offensivo da solo non costituisce oscenità ai sensi della legge.




