L'Alta Corte di Delhi ha recentemente stabilito che la scelta dell'abbigliamento di una donna è una questione personale e non può essere usata per giustificare o accusare gli uomini di cattiva condotta. In un giudizio storico emesso lunedì, la corte ha respinto un ricorso contro l'assoluzione di un uomo accusato di molestie sessuali a una ragazza di 17 anni. Il caso ha avuto origine da un incidente del luglio 2013 in cui l'accusato avrebbe fatto osservazioni inappropriate alla ragazza e toccato la sua guancia e l'anca. La corte di primo grado lo ha assolto nell'agosto 2014, citando l'abbigliamento del denunciante come un fattore nell'argomento della difesa.
La corte ha sottolineato che la scelta di un abbigliamento da parte di una donna, come indossare jeans, non costituisce una giustificazione per un comportamento illegale. La giuria guidata dal giudice Chandrasekharan Sudha ha osservato che tali affermazioni riflettono una mentalità regressiva e dannosa. La corte ha condannato l'idea che l'abbigliamento di una donna possa "corrottere i giovani ragazzi", descrivendolo come una prospettiva profondamente preoccupante e inaccettabile.
L'appello è stato presentato in seguito all'assoluzione dell'imputato ai sensi della sezione 354A del codice penale indiano e della sezione 10 della legge sulla protezione dei minori da reati sessuali del 2012 (legge POCSO). Durante il processo, l'imputato ha sostenuto che i residenti locali, che ha descritto come ortodossi, avevano obiettato al vestito della ragazza e avevano persino presentato una denuncia alla polizia.
La Corte ha criticato l'interrogatorio per aver mirato a mettere in imbarazzo, umiliare e giudicare moralmente la vittima in base al suo aspetto. Ha affermato che tale interrogatorio avrebbe dovuto essere vietato dal giudice di primo grado all'inizio del procedimento. La sentenza ha sottolineato che la responsabilità di garantire una condotta rispettosa spetta agli individui, in particolare ai bambini, piuttosto che alle donne che scelgono i loro vestiti. La Corte ha esortato i genitori e la società a educare i bambini a rispettare i confini personali e trattare gli altri con dignità.
La Corte ha ribadito che ciò che una donna sceglie di indossare è una questione di sua libertà personale e che nessuno, compresi i vicini, la società o i rappresentanti legali, ha il diritto di imporre restrizioni sulle sue scelte di abbigliamento.
La sentenza serve come un chiaro messaggio che i procedimenti legali non dovrebbero essere influenzati da norme o stereotipi obsoleti sull'abbigliamento delle donne.
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