Nel cuore della regione di Karlovač, in Croazia, gli attivisti ambientali noti come Karlovački Rangeri hanno lanciato un duro avvertimento sulla portata dello scarico illegale di rifiuti in tutta l'area. Secondo il loro ultimo rapporto, ci sono più di 1.000 siti di questo tipo intorno alla città di Karlovač, con alcuni luoghi che ricordano il famigerato caso di Lika. Il gruppo ha accusato le autorità locali di aver respinto i loro precedenti avvertimenti, persino prendendoli in giro, prima di etichettarsi come campioni ambientali. Il loro messaggio è chiaro: il sistema di gestione dei rifiuti in Croazia sta fallendo e il quadro giuridico è inadeguato per affrontare la crescente crisi.
I Rangeri affermano di aver documentato centinaia di discariche illegali nel corso degli anni, molte delle quali hanno ripulito da soli. Tuttavia, sostengono che ogni sito pulito viene rapidamente sostituito da dieci nuovi. Questo ciclo, dicono, riflette fallimenti sistemici più profondi, sia nel modo in cui i rifiuti vengono gestiti che nel sistema giudiziario che non riesce a ritenere responsabili le parti responsabili.
La situazione a Lika ha nuovamente messo in risalto la questione dello smaltimento illegale dei rifiuti. Nelle ultime settimane, la città di Lika è diventata un punto focale dell'indignazione pubblica dopo che sono emerse immagini che mostravano enormi mucchi di rifiuti scaricati in campi aperti. L'incidente ha suscitato una condanna diffusa e rinnovate richieste di azione. I Karlovački Rangeri hanno collegato il caso Lika a problemi più ampi nel paese, osservando che situazioni simili esistono in più regioni, tra cui Karlovač.
Nel frattempo, a Gospić, i funzionari si stanno preparando per una sessione straordinaria della Commissione parlamentare per la protezione dell'ambiente e la conservazione della natura. prevista per lunedì, la riunione affronterà lo scarico illegale di circa 37.000 tonnellate di rifiuti, gran parte dei quali è stata trovata vicino all'ex impianto di PPK Velebit in via Bilajsko.
La portata del problema è sconcertante. Oltre 33.000 tonnellate di rifiuti sono stati sepolti nel sito, costituiti principalmente da materiali industriali, materie plastiche, tessuti e metalli. Microplastiche, elevate concentrazioni di metalli pesanti e proprietà tossiche sono state rilevate nelle acque sotterranee a valle del sito. Sebbene l'acqua non faccia parte del sistema di approvvigionamento idrico pubblico, la contaminazione pone gravi rischi sia per la salute umana che per l'ambiente. Il sito è una delle sei aree prioritarie identificate nel piano di gestione dei rifiuti aggiornato per il periodo 2023-2028, evidenziando il suo significato nel contesto nazionale.
Dušica Radojčić, presidente della commissione parlamentare, ha chiesto un'audizione pubblica per determinare la responsabilità per il fallimento nel prevenire lo scarico illegale di rifiuti.
Sandra Benčić, coordinatrice dell'iniziativa Možemo!, ha sottolineato l'aumento esponenziale delle importazioni di rifiuti durante il mandato del primo ministro Andrej Plenković, sostenendo che questa tendenza riflette una scelta politica deliberata piuttosto che una sorveglianza accidentale.
I rifiuti dell'ex fabbrica Istraplastica non sono ancora stati rimossi, nonostante gli sforzi del Fondo Ambientale e delle autorità locali. Un residente, Ivan Guštin, ha criticato pubblicamente la mancanza di progressi, osservando che oltre 13.000 tonnellate di rifiuti sono rimaste senza indirizzo per sei anni.
Gli attivisti, i politici e i cittadini chiedono risposte, puntando il dito contro i livelli di governance sia locali che nazionali. Con i quadri giuridici e istituzionali chiaramente insufficienti, la sfida è non solo quella di ripulire i siti esistenti, ma di riformare l'intero sistema di gestione dei rifiuti. Sia attraverso cambiamenti legislativi, maggiore applicazione o mobilitazione pubblica, la strada da percorrere richiede uno sforzo collettivo e un'azione decisiva. Per ora, l'attenzione rimane focalizzata sulla responsabilità di coloro che detengono il potere e sul garantire che le generazioni future ereditino un ambiente più pulito e più sano.
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