Un ex ufficiale di intelligence italiano è stato messo agli arresti domiciliari a seguito di accuse di aver trasmesso informazioni sensibili su sistemi militari e agenti attivi a funzionari russi. Gavino Raoul Piras, un tempo parte dell'apparato di controspionaggio del paese, è stato arrestato dall'unità Ros dei Carabinieri con l'accusa di aver venduto dati classificati riguardanti la tecnologia delle armi e il personale attualmente in servizio. L'indagine sulle sue attività ha rivelato ampie interazioni tra Piras e agenti russi, sollevando gravi preoccupazioni per la sicurezza nazionale e l'integrità della comunità di intelligence italiana.
Piras, che in precedenza ha prestato servizio nelle forze armate prima di passare al lavoro di intelligence, è accusato di aver fornito informazioni dettagliate sui sistemi avanzati di difesa missilistica sviluppati congiuntamente da Italia, Francia e Danimarca. Questi sistemi, noti come Sampt, sarebbero stati destinati a diventare operativi presto, secondo le comunicazioni intercettate.
Inoltre, secondo quanto riferito, ha informato Mosca sulla consegna di tre sistemi d'arma a Kiev e sul dispiegamento del sistema di difesa Michelangelo Dome in Bulgaria. L'indagine ha anche scoperto rivelazioni preoccupanti sul funzionamento interno degli sforzi di controspionaggio dell'Italia contro la Russia. Secondo i documenti del tribunale, Piras avrebbe fornito nomi, fotografie e altri dettagli identificativi degli ufficiali di intelligence italiani impegnati in operazioni di controspionaggio.
Tra questi c'era una dipendente di Aise incaricata di monitorare l'agente russo Mikhail Astakhov. Piras ha persino suggerito di attuare una strategia di controspionaggio contro Astakhov, che avrebbe potuto compromettere le indagini in corso. Le sue azioni avrebbero minato un'operazione di sorveglianza esistente rivolta a Astakhov, consentendogli potenzialmente di eludere il rilevamento. Oltre ai segreti militari, si dice che Piras abbia condiviso informazioni politicamente sensibili con contatti russi. Le intercettazioni suggeriscono che si vantava di avere accesso a numerosi rapporti di intelligence politica, che vanno dalle strategie antiterrorismo ai protocolli di biosicurezza operativi.
Ha anche discusso le valutazioni richieste dalle autorità russe per quanto riguarda l'efficacia degli attacchi alle strutture nucleari iraniane. Inoltre, ha rassicurato Mosca che l'intelligence italiana non aveva alcun coinvolgimento nelle esplosioni sulle piattaforme petrolifere russe, attribuendole ai servizi britannici. Ha menzionato di aver fatto una donazione a Papa Francesco dopo essere stato incaricato da un generale di procedere con le questioni relative al Vaticano.
La sua presunta cattiva condotta arriva in mezzo a precedenti indagini risalenti al 2023, quando è stato indagato per spionaggio, ma il caso è stato infine archiviato in seguito all'espulsione di un sospetto reclutatore russo, il colonnello Damir Kurmashov. Tuttavia, quest'ultima inchiesta ha scoperto prove che lo collegano a un altro operativo russo, Mikhail Astakhov, portando a un controllo più completo da parte dell'Aisi, l'agenzia di intelligence italiana. Il giudice che ha supervisionato il caso ha descritto il comportamento di Piras come allarmante ripetitivo e indicativo di qualcuno incapace di cogliere la gravità delle proprie azioni. Le implicazioni di queste rivelazioni vanno oltre le semplici violazioni della riservatezza.
Il caso pone in evidenza le vulnerabilità delle reti di intelligence e la necessità di misure di salvaguardia più severe per prevenire incidenti simili in futuro.
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