I filtri di bellezza basati sull'intelligenza artificiale stanno sempre più plasmando il modo in cui i bambini percepiscono il loro aspetto fisico, con crescenti preoccupazioni per gli effetti psicologici e fisiologici di queste alterazioni digitali.In Sudafrica, gli esperti avvertono che l'uso diffuso dei filtri di intelligenza artificiale tra i giovani utenti sta portando a un cambiamento nell'immagine di sé, che colpisce in particolare i bambini di origine africana le cui caratteristiche naturali sono spesso distorte dagli algoritmi incorporati nelle popolari piattaforme di social media.
Questi filtri, progettati per migliorare o alterare le caratteristiche facciali, sono ampiamente utilizzati da adolescenti e pre-adolescenti, sollevando allarmi tra i professionisti sanitari sulle potenziali conseguenze a lungo termine. L'influenza dei filtri di bellezza AI inizia presto, con molti bambini che iniziano a utilizzare strumenti di editing digitale a partire da dieci anni. Secondo uno studio del 2020 del Dove Self-Esteem Project, l'80% delle ragazze all'età di 13 anni ha già iniziato a utilizzare filtri o app di editing foto per modificare la propria presenza online.
I filtri generalmente levigano le texture della pelle, i ponti nasali stretti e alleggeriscono la carnagione, creando una versione idealizzata della bellezza che diverge significativamente dalle caratteristiche umane naturali. Il dottor Jaco Kotzé, chirurgo plastico e ricostruttivo presso Mediclinic Vergelegen, mette in evidenza i pericoli associati a questa trasformazione digitale.
Questa condizione si manifesta in comportamenti che vanno dall'uso eccessivo di prodotti per la cura della pelle alla ricerca di procedure invasive, il tutto finalizzato a replicare gli standard irrealistici stabiliti dalle immagini generate dall'IA. L'impatto di questi filtri va oltre l'auto-percezione individuale; tocca questioni più ampie di rappresentazione e identità. Molti filtri di bellezza sono basati sull'estetica occidentale, promuovendo una definizione ristretta di bellezza che spesso esclude diverse caratteristiche etniche. Per i bambini africani, questo significa vedere i loro livelli naturali di melanina, le strutture facciali e i toni della pelle ritratti come indesiderabili.
Di conseguenza, c'è una crescente preoccupazione che questi filtri contribuiscano a una forma di colorismo digitale, rafforzando i pregiudizi che svalutano gli standard di bellezza non occidentali. Le conseguenze di questa manipolazione digitale stanno diventando evidenti nel mondo reale. Alcuni bambini stanno passando da miglioramenti virtuali a regimi di cura della pelle reali, spesso acquistando prodotti potenti destinati agli adulti. Questi includono retinolo, acido salicilico e altre sostanze chimiche aggressive che possono danneggiare la pelle giovane e sensibile. Il dottor Kotzé avverte che l'uso improprio di tali prodotti può portare a gravi condizioni della pelle, tra cui irritazione, secchezza e cicatrici a lungo termine.
L'ironia sta nel fatto che questi bambini stanno tentando di ottenere un aspetto che è fondamentalmente irraggiungibile nella realtà. Man mano che la consapevolezza di questi problemi cresce, genitori, educatori e operatori sanitari chiedono un maggiore controllo dei contenuti disponibili per i bambini online. Sostengono che l'attuale panorama manca di una regolamentazione sufficiente per proteggere i giovani utenti dagli effetti dannosi degli standard di bellezza guidati dall'IA. Mentre alcune piattaforme hanno iniziato a implementare controlli parentali e avvertimenti sui contenuti, i critici dicono che occorre fare di più per affrontare le cause alla radice di questo problema in crescita.
Gli esperti sottolineano l'importanza di promuovere un sano rapporto con l'immagine di sé sin dalla tenera età. Incoraggiare conversazioni aperte sulla bellezza, la diversità e le realtà della manipolazione digitale potrebbe aiutare a mitigare gli impatti negativi dei filtri AI. Tuttavia, fino a quando non saranno implementate soluzioni complete, rimane la sfida di garantire che i bambini non siano lasciati vulnerabili alle pressioni di una cultura digitale in continua evoluzione.
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