Negli ultimi 50 anni, il Gibbon Conservation Center, situato sulle colline abbronzate della Santa Clarita Valley, a nord di Los Angeles, si è occupato di alcuni dei primati più minacciati al mondo. Situato nella tranquilla periferia di una regione scarsamente popolata, l'impianto ospita circa 40 gibboni di cinque specie distinte. Ogni mattina, l'aria si riempie delle caratteristiche voci di questi animali, che vanno da urla acute a urla profonde e risonanti, mentre iniziano le loro esibizioni vocali quotidiane. Questi suoni, spesso udibili a un miglio di distanza, segnano l'inizio di una routine che continua ininterrotta da quasi mezzo secolo.
Fondato da Alan Mootnick, un primatologo autodidatta e ex pittore domestico, il centro ha iniziato il suo viaggio nel 1976 con l'acquisizione di un singolo gibbon di nome Spanky. Mootnick, scomparso nel 2011 a causa di complicazioni a seguito di un intervento chirurgico al cuore, ha trasformato la sua passione in un impegno per tutta la vita. I suoi sforzi hanno portato alla creazione di un santuario focalizzato esclusivamente sui gibbon, una rarità nel mondo della conservazione degli animali. Nel corso degli anni, il centro si è evoluto da una modesta operazione in un centro globale per la ricerca, il salvataggio e la riabilitazione di questi primati. Oggi, il centro è gestito da Gabi Skollar, arrivato dall'Ungheria nel 2005 per studiare con Mootnick.
Dopo la sua morte, ha scelto di rimanere presso la struttura piuttosto che proseguire la sua istruzione altrove. "Dobbiamo continuare a andare avanti e prenderci cura di questo posto", ha detto Skollar, sottolineando l'importanza della continuità nella cura dei gibboni.
Un residente di rilievo, Pierre, mostra avversione verso gli uomini, evidenziando la complessa dinamica sociale all'interno della comunità di primati. Queste interazioni forniscono preziose intuizioni sul comportamento dei gibboni, che Skollar sta attualmente esplorando nei suoi studi di dottorato all'UCLA. I gibboni affrontano numerose sfide in natura, tra cui la perdita di habitat nelle foreste pluviali tropicali del sud-est asiatico e il commercio illegale di fauna selvatica. Molti sono catturati da bambini e venduti come animali domestici esotici, interrompendo le loro strutture sociali naturali. Il centro svolge un ruolo cruciale nel mitigare questi problemi fornendo un rifugio sicuro e contribuendo a più ampi sforzi di conservazione.
Attraverso programmi di allevamento collaborativi con altre istituzioni, il centro assicura la diversità genetica tra i gibboni in cattività, una componente vitale per la loro sopravvivenza. Recenti sviluppi includono l'allevamento di successo dei gibboni di Giava, una specie in via di estinzione originaria dell'isola di Giava in Indonesia. Questo risultato segna una pietra miliare significativa per il centro.
Kleier, che lavora al centro da oltre un decennio, ricorda come si sia innamorata di questi animali durante i suoi primi giorni come volontaria. La sua dedizione è simboleggiata da un tatuaggio di uno dei gibboni che ha aiutato a crescere, Rocky, che è rimasto orfano poco dopo la nascita. La storia di Kleier riflette i legami personali che si formano tra gli esseri umani e i gibboni, sottolineando l'investimento emotivo richiesto in tali sforzi di conservazione a lungo termine. Mentre il sole tramonta sulle colline che circondano il santuario, le chiamate dei gibboni risuonano ancora una volta, un promemoria dell'eredità duratura del Gibbon Conservation Center.
Il lavoro continua, guidato da individui come Skollar e Kleier, il cui impegno assicura che questi rari primati ricevano le cure e l'attenzione necessarie per la loro sopravvivenza.
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