Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha intensificato le tensioni con l'Iran chiedendo riparazioni dalla Repubblica islamica per presunti danni in tempo di guerra, complicando gli sforzi in corso per riaprire lo stretto strategicamente critico di Hormuz. Questa mossa arriva mentre le speranze di una rapida risoluzione dello stallo diminuiscono, con entrambe le nazioni che appaiono radicate nelle loro posizioni. Le affermazioni di Trump sul dominio americano sulla via d'acqua, insieme alle recenti azioni militari contro le navi legate all'Iran, sottolineano la crepa discordia tra le due potenze.
Martedì, Trump ha ribadito la sua affermazione che gli Stati Uniti mantengono il "controllo totale" sullo Stretto di Hormuz, respingendo i tentativi dell'Iran di affermare influenza sulla regione. Durante una conferenza stampa dopo il suo ritorno dall'Ohio, ha avvertito che l'Iran potrebbe accettare le pressioni economiche attualmente applicate o rischiare di affrontare il "blowback" se sfida le forze americane.
Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, un elicottero MH-60 della Marina ha colpito la sala macchine della M/V Vela Nova battente bandiera panamense, disabilitando il suo equipaggiamento di sterzo e impedendogli di procedere verso l'Iran.
In un'intervista pre-registrata con Real America's Voice, ha delineato tre approcci potenziali: mantenere l'attuale corso di pressione economica, intensificare l'azione militare o perseguire una forma più aggressiva di guerra economica. Ha sottolineato che l'Iran è economicamente indebolito, citando l'iperinflazione e l'incapacità del regime di pagare i suoi soldati. Trump si è descritto come "banchiere" dell'Iran, affermando che gli Stati Uniti controllano il flusso di denaro alla Repubblica islamica. Nonostante queste affermazioni, i segnali suggeriscono che i negoziati tra Stati Uniti e Iran stanno progredendo, anche se con cautela.
Tuttavia, entrambe le parti hanno indurito le loro posizioni, con l'Iran che chiede agli Stati Uniti di porre fine al blocco navale, revocare le sanzioni, sbloccare i beni e risarcire i danni legati alla guerra. In risposta, Trump ha controbilanciato con richieste per l'Iran di pagare riparazioni per le morti e le ferite causate dalle sue azioni, comprese quelle attribuite alle bombe lungo la strada e all'uccisione di manifestanti negli ultimi 50 anni. La situazione è ulteriormente complicata dal coinvolgimento dell'Oman, che ha facilitato le discussioni volte a stabilire una rotta di navigazione temporanea attraverso lo Stretto di Hormuz.
Nonostante i progressi provvisori, l'Iran ha chiarito che la via d'acqua non sarà completamente riaperta a meno che gli Stati Uniti non soddisfino le sue condizioni. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha sottolineato che i negoziati con l'Oman sono distinti dalla disputa più ampia con gli Stati Uniti, avvertendo che lo Stretto di Hormuz non sarà un passaggio sicuro finché gli Stati Uniti continueranno le sue politiche e il blocco navale. Mentre il conflitto entra nel suo sesto mese, l'impatto economico su entrambe le parti diventa sempre più evidente.
Nel frattempo, l'Iran affronta turbolenze interne, con rapporti che indicano che i cittadini comuni stanno lottando con l'aumento dell'inflazione e la diminuzione delle risorse. Il giornale iraniano Jahan-e Sanat ha recentemente documentato casi di furti e consumo di prodotti alimentari nei negozi a causa di difficoltà finanziarie, evidenziando la gravità della crisi economica. La comunità internazionale rimane divisa sulle prospettive di una risoluzione. Alcuni analisti sostengono che la posizione di Trump si sta indebolendo, consentendo all'Iran di spingere per ulteriori concessioni. Altri ritengono che la situazione sia troppo volatile per produrre presto un risultato definitivo.
Indipendentemente dal percorso da seguire, la posta in gioco rimane alta, con il destino delle forniture energetiche globali in bilico.
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