António Guterres, Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), ha recentemente condannato l'"implacabile espansione e accelerazione" delle colonie israeliane nella Cisgiordania occupata, sottolineando che questa pratica sta generando la più grande crisi di sfollamento dei palestinesi dal 1967. In un rapporto trimestrale sulla situazione nella regione, diffuso dall'agenzia France-Presse (AFP), Guterres ha avvertito che la continua crescita dei posti avanzati israeliani, che fungono da precursori per la costruzione di colonie, sta aggravando le tensioni e rafforzando un'occupazione israeliana illegale.
Il rapporto menziona che la violenza dei coloni, insieme alle restrizioni all'accesso ai territori palestinesi, ha portato alla dislocazione di intere comunità, inclusi gruppi beduini, e sta rendendo sempre più difficile la vitalità di uno Stato palestinese sovrano e contiguo. Guterres ha sottolineato che il progetto del coloniato E1, situato vicino a Gerusalemme Est, rappresenta una minaccia esistenziale alla soluzione a due Stati, in quanto prevede di dividere la Cisgiordania in due, separando così importanti aree palestinesi.
Inoltre, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha avvertito che la violenza dei coloni, spesso con il supporto delle forze di sicurezza israeliane, è aumentata negli ultimi anni, con conseguente escalation di incidenti che mettono a rischio la sicurezza dei palestinesi.
In seguito a queste informazioni, i paesi europei che fanno parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, inclusi la Francia e il Regno Unito, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si chiedeva a Israele di cessare l'espansione dei coloni e dei poteri amministrativi, garantendo la responsabilità per la violenza dei coloni e indagando sulle denunce contro le forze israeliane.
Il dibattito in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è concentrato sulla mancata attuazione di una risoluzione che condanna le attività di colonizzazione nel territorio palestinese occupato e esorta Israele a rispettare i suoi obblighi di fronte al diritto internazionale. L'ambasciatore francese a New York ha criticato il governo israeliano per aver continuato a consolidare il suo controllo sul territorio palestinese occupato, mentre i paesi europei hanno espresso profonda preoccupazione per gli eventi in Cisgiordania negli ultimi mesi.
Gli europei hanno respinto tutte le misure volte a modificare la composizione demografica, il carattere e lo status del territorio palestinese occupato, sottolineando che i piani israeliani prevedono una divisione della Cisgiordania in due parti, o che l'aggravarsi o l'isolamento di Gerusalemme Est costituirebbe un "attacco deliberato e diretto alla vitalità e alla continuità di uno Stato palestinese indipendente e sovrano".
Inoltre, i paesi europei hanno richiesto che Israele permetta l'ingresso dell'ONU e dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA), le cui attività sono state vietate dalle autorità israeliane, nonché l'ingresso di organizzazioni non governative internazionali per svolgere operazioni umanitarie.
In questo contesto, circa 60 palestinesi, tra cui 14 bambini, sono stati uccisi in attacchi negli ultimi mesi, evidenziando la gravità della situazione e l'urgenza di una soluzione diplomatica.
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