I votanti della Guinea-Bissau sono andati alle urne domenica in un referendum volto ad espandere i poteri presidenziali, segnando un momento cruciale nella transizione politica in corso della nazione dell'Africa occidentale. Il voto, che chiede ai cittadini se sostengono l'adozione di una nuova costituzione, fa parte degli sforzi del governo guidato dai militari per consolidare l'autorità prima delle elezioni generali previste a dicembre. Questa mossa arriva meno di 10 mesi dopo che l'esercito ha preso il controllo in un colpo di stato che ha rovesciato l'amministrazione precedente e sospeso i processi democratici. I seggi elettorali si sono aperti alle 0700 GMT, anche se l'affluenza elettorale è iniziata lentamente in alcune aree a causa di una forte tempesta mattutina.
Le misure di sicurezza sono state aumentate in tutta la capitale, con membri della guardia nazionale e della polizia dispiegati in luoghi chiave per garantire l'ordine. Il voto si conclude alle 1700 GMT, con risultati preliminari che dovrebbero essere rilasciati martedì. Il referendum rappresenta un passo fondamentale verso il ripristino della governance civile, anche se le tensioni rimangono elevate in mezzo alle preoccupazioni per le libertà civili limitate e la repressione politica.
Questo cambiamento mira a semplificare la governance e ridurre l'influenza della politica di coalizione, che storicamente ha contribuito all'instabilità. Sotto il nuovo quadro, il presidente avrebbe un maggiore controllo sul governo, riducendo potenzialmente la necessità di complessi accordi di condivisione del potere che hanno afflitto il paese. I sostenitori della riforma sostengono che la nuova costituzione porterà la stabilità tanto necessaria a una nazione che ha subito frequenti sconvolgimenti.
Allo stesso modo, Braima Seidy, un veterano di 76 anni della lotta per l'indipendenza del paese, ha espresso fiducia che il nuovo sistema potrebbe aiutare a ripristinare la pace e l'ordine. Tuttavia, l'opposizione ha fortemente criticato il referendum, esortando gli elettori a boicottare il processo.
La presa di potere militare seguì l'espulsione dell'ex presidente Umaro Sissoco Embalo, il cui governo era stato destabilizzato da conflitti interni e accuse di tentato colpo di stato. Embalo aveva precedentemente sciolto la legislatura controllata dall'opposizione e governato per decreto fino alla sua rimozione da parte delle forze armate. La Guinea-Bissau, una delle nazioni più povere dell'Africa, ha una lunga storia di instabilità politica, avendo sperimentato cinque colpi di stato e numerosi tentativi di presa di potere dal 1974.
La situazione attuale rispecchia le tendenze osservate in altri stati africani, come lo Zimbabwe e il Ciad, dove gli emendamenti costituzionali sono stati utilizzati per estendere il potere esecutivo e modificare le regole elettorali. Questi cambiamenti spesso riflettono un modello più ampio di consolidamento dell'autorità in tempi di crisi, sollevando domande sulla sostenibilità delle istituzioni democratiche nella regione.
Le prossime settimane saranno cruciali per determinare come il governo guidato dai militari affronterà le sfide della transizione al governo civile.
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