Ricerche recenti suggeriscono che lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia sta indebolendo in modo significativo la circolazione inversa meridionale atlantica (AMOC), nota anche come circolazione atlantica, ma senza raggiungere un punto di svolta critico che porterebbe al suo collasso entro l'anno 2300. Questa conclusione deriva da nuovi calcoli e simulazioni condotte da scienziati che hanno esaminato come l'apporto di acqua dolce dallo scioglimento del ghiaccio influenza le correnti oceaniche. I risultati non offrono né rassicurazione né allarme, ma piuttosto una prospettiva sfumata sullo stato attuale di uno dei più importanti regolatori climatici della Terra.
L'AMOC svolge un ruolo cruciale nel regolare il clima del pianeta trasportando acqua superficiale calda dai tropici nell'Atlantico settentrionale e restituendo acqua più fredda verso l'equatore. Questo massiccio trasferimento di calore influenza le temperature in tutta Europa, i modelli di precipitazione, gli ecosistemi marini e gli estremi meteorologici a livello globale. Per anni, gli scienziati hanno discusso se questo sistema potrebbe raggiungere un punto di svolta a causa del cambiamento climatico indotto dall'uomo, che potrebbe comportare conseguenze climatiche significative, incluso un drastico raffreddamento in alcune parti dell'Europa. Tuttavia, studi recenti suggeriscono che, mentre l'AMOC è effettivamente indebolito, ha mostrato più resilienza di quanto si temesse in precedenza.
Nuove analisi pubblicate su riviste scientifiche indicano che l'AMOC è diminuita lentamente negli ultimi 21 anni, misurata in unità chiamate Sverdrups, ognuna delle quali rappresenta un milione di metri cubi di acqua al secondo. Queste osservazioni suggeriscono che la forza dell'AMOC è in diminuzione, anche se gradualmente. Uno studio recentemente pubblicato su Science Advances evidenzia che l'aumento delle acque di fusione della Groenlandia contribuisce in modo più significativo all'indebolimento dell'AMOC di quanto precedentemente ipotizzato. Tuttavia, anche in scenari estremi di emissioni di gas serra, il modello utilizzato nello studio non prevede un collasso improvviso della Corrente del Golfo o dell'AMOC più ampia entro l'anno 2300.
I ricercatori sottolineano che molti modelli climatici comuni hanno sottovalutato l'impatto dell'afflusso di acqua dolce dalla calotta glaciale della Groenlandia.L'acqua dolce è meno densa dell'acqua salata, quindi l'aumento delle acque di fusione che entrano nell'Atlantico settentrionale può ostacolare la miscelazione degli strati d'acqua, rallentando potenzialmente la formazione di acqua fredda profonda, un fattore centrale dell'AMOC.Per comprendere meglio questo effetto, il team di ricerca ha integrato gli input sistematici delle acque di fusione della Groenlandia nel modello climatico EC-Earth3, parte dell'ultima generazione di modelli internazionali CMIP6.
I risultati hanno rivelato che le acque di fusione della Groenlandia contribuiscono all'indebolimento delle correnti atlantiche, ma il modello non ha mostrato segni di un brusco collasso dell'AMOC in queste condizioni. Anche considerando scenari di emissione altamente irrealistici, i ricercatori non hanno trovato indicazioni di un completo arresto del sistema entro il periodo di tempo studiato. Ciò suggerisce che, mentre l'AMOC è vulnerabile ai cambiamenti causati dai cambiamenti climatici, rimane relativamente stabile rispetto ad alcune previsioni precedenti.
Gli scienziati coinvolti nello studio sottolineano l'importanza di modellare accuratamente gli effetti dell'apporto di acqua dolce derivante dallo scioglimento delle calotte glaciali. I modelli precedenti non avevano pienamente tenuto conto della misura in cui la perdita di ghiaccio della Groenlandia potrebbe influenzare la circolazione oceanica.
Guardando al futuro, ulteriori ricerche si concentreranno sul perfezionamento dei modelli climatici per includere dati più precisi sui tassi di scioglimento del ghiaccio e sui loro impatti sulla dinamica oceanica. Gli scienziati continueranno a monitorare l'AMOC utilizzando dati osservazionali e simulazioni avanzate per tracciare eventuali cambiamenti nel suo comportamento. Mentre i risultati attuali suggeriscono che l'AMOC non si sta dirigendo verso un collasso imminente, evidenziano la complessa interazione tra cambiamenti climatici e sistemi oceanici, sottolineando la necessità di una ricerca scientifica sostenuta e di una collaborazione internazionale per affrontare le sfide poste da un mondo in riscaldamento.
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