Il governo venezuelano ha annunciato venerdì di aver concesso misure alternative a 131 prigionieri politici, secondo le dichiarazioni ufficiali rilasciate attraverso il Ministero delle Comunicazioni sotto l'amministrazione Delcy Rodríguez. La decisione è arrivata dopo una richiesta formale da parte dell'Ufficio del Procuratore Generale ed è stata presa in seguito a sentenze giudiziarie. Secondo i rapporti citati da El Universal, queste misure si applicano a persone che sono state accusate o condannate per crimini contro il quadro istituzionale, la pace e lo sviluppo del Venezuela. Il governo ha sottolineato il suo sostegno alle iniziative volte alla riconciliazione tra i venezuelani e al consolidamento della pace.
La risoluzione è stata raggiunta dai tribunali del paese dopo aver ricevuto una richiesta dell'ufficio del pubblico ministero, che è stata presentata dal Programma di coesistenza pacifica e democratica istituito dal presidente ad interim.
All'inizio di questo mese, i rappresentanti dell'Alleanza per la libertà dei prigionieri politici si sono riuniti presso l'ufficio del difensore del popolo per chiedere urgentemente risposte sulla situazione. Durante le proteste a Caracas, le famiglie dei detenuti hanno chiesto il loro rilascio e hanno insistito affinché i loro casi fossero inclusi nei colloqui di negoziato. Questa spinta è coincisa con il completamento della fase iniziale del dialogo tra il governo e la delegazione dell'Assemblea nazionale eletta nel 2015.
Il 6 agosto sono emerse immagini che mostrano il Commissario Gustavo Antonio Gauna della PFA (Forza di sicurezza pubblica) che partecipa alla repressione delle proteste contro la legge sulla terra. Era vestito in abiti civili, senza identificazione visibile, brandendo un'arma in grado di sparare sia proiettili di gomma che munizioni vere. La sua identità è stata rapidamente scoperta, evidenziando la capacità del pubblico di monitorare le azioni delle forze dell'ordine.
L'uniforme serve come simbolo di responsabilità, mentre la clandestinità può consentire interventi illegali e ostacolare l'assegnazione della responsabilità. I casi storici mostrano che gli agenti di polizia in abbigliamento civile sono stati coinvolti in violenti azioni repressive, tra cui il massacro di Plaza de Mayo del 2001 e le morti di Maximiliano Kosteki e Darío Santillán nel 2002. In tutti questi casi, gli agenti hanno utilizzato fucili da caccia a calibro intercambiabile in grado di sparare proiettili sia non letali che letali. Queste armi rendono difficile rintracciare l'origine dei colpi sparati, complicando i procedimenti legali.
Dopo gli incidenti del 2001, l'Argentina ha avviato ampie discussioni sulle pratiche di polizia durante le proteste sociali. Le indagini sulle operazioni passate hanno portato a regolamenti volti a prevenire ulteriori vittime. Le misure chiave includevano il divieto dell'uso di armi letali, fucili da fuoco di calibro intercambiabile e l'obbligo di indossare uniformi e identificazione visibile.
Debatti simili potrebbero presto sorgere in Venezuela, in particolare mentre il governo continua a navigare in complessi negoziati e disordini pubblici.
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