Un libro intitolato Gangrene, pubblicato con il titolo Punjabi Dalit Short Stories, ha suscitato un'intensa riflessione sul ruolo della casta nel plasmare le strutture sociali all'interno del Punjab. L'antologia, compilato da Akshaya Kumar e Navdeep Singh, presenta 12 storie scritte da vari autori, tradotte da più dialetti punjabi e che coprono quasi cinque decenni. Queste narrazioni esplorano la vita dei Dalits, comunità storicamente emarginate in India, e sfidano l'immaginazione culturale dominante centrata sull'abbondanza agraria, la celebrazione e il trauma storico. Il titolo del libro, Gangrene, funge da potente metafora per il decadimento sistematico causato dall'oppressione basata sulla casta.
Inizialmente, il termine evocava immagini di decadimento fisico, ma man mano che i lettori si impegnavano con le storie, la metafora si evolveva per riflettere questioni sociali più ampie. L'antologia evidenzia come la casta continua a influenzare l'accesso alla terra, al lavoro, all'intimità, al desiderio, alla memoria e alla violenza, spesso rimanendo inesaminata all'interno del discorso mainstream. Il Punjab, patria della più alta proporzione di Daliti tra gli stati indiani, contiene storie che sono rimaste a lungo ai margini della coscienza pubblica.
Kumar e Singh hanno impiegato un approccio noto come "traduzione affettiva", con l'obiettivo di catturare non solo il significato letterale dei testi, ma anche i loro contesti emotivi e culturali. Questo metodo conserva termini chiave come seerie (un termine per intoccabilità), lambardar (un collettore di entrate locale) e zaildar (un capo), che hanno connotazioni profonde legate alla gerarchia di casta. Mantenendo questi termini, i traduttori assicurano che le storie conservino il loro sfumato significato sociale. Una delle storie di apertura, "Bathloo Chamiar" di Attarjit, illustra gli effetti disumanizzanti della casta.
Il protagonista, conosciuto con il suo nome di casta piuttosto che con il suo nome personale, è un lavoratore manuale dalit che accetta di riempire una buca lungo la strada per una paga minima. La sua accettazione di bassi salari riflette una più profonda interiorizzazione delle norme di casta, in cui il servizio e la sottomissione sono inquadrati come virtù. Nonostante sia sfruttato, Bathloo non si percepisce come ingiusto. Invece, crede che tutto ciò che il panchayat offre sia sufficiente. Questa mentalità sottolinea come la casta può trasformare lo sfruttamento in una forma di giustificazione morale. Quando Bathloo crolla dopo giorni di lavoro pericoloso, i villaggi attribuiscono la sua condizione al possesso di uno spirito piuttosto che riconoscere la violenza legata alla casta.
Questa tendenza a invocare il soprannaturale invece di affrontare l'ingiustizia strutturale evidenzia i modi in cui i sistemi di casta oscurano le proprie realtà dannose. Attarjit usa questa narrazione per espandere il concetto di gangrena, suggerendo che rappresenta non solo il decadimento corporeo ma anche la graduale erosione della capacità di una società di riconoscere i suoi fallimenti morali. In un'altra storia toccante, Gangrene, Attarjit esplora le complessità dell'amore e della casta. Jagtar, un uomo dalit, e Param, una donna di una casta oppressore, sviluppano sentimenti l'uno per l'altro. Credono che l'educazione, l'amore e i principi egualitari del sikhismo possano colmare la divisione.
Tuttavia, la loro relazione alla fine fallisce, rivelando le barriere persistenti imposte dalla casta. La loro incapacità di trascendere queste divisioni sottolinea la natura duratura dei pregiudizi basati sulla casta, anche nelle società che affermano di sostenere l'uguaglianza. L'antologia presenta così un ritratto sfaccettato delle esperienze dei Dalit, sfidando le narrazioni dominanti che spesso trascurano o emarginano queste voci. Attraverso la sua attenta cura e una traduzione ponderata, Gangrene invita i lettori a confrontarsi con verità scomode sulla casta e il suo impatto continuo sulle strutture sociali nel Punjab.
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