L'organo costituzionale più alto della Francia, il Consiglio Costituzionale, si è pronunciato contro un piano di divieto sui social media per i minori di 15 anni, citando violazioni della libertà di espressione e dei diritti alla privacy. La decisione arriva nel contesto di crescenti sforzi globali per regolare l'accesso dei bambini alle piattaforme digitali, in particolare dopo l'introduzione di restrizioni simili in Australia all'inizio di quest'anno. La legge, approvata dall'Assemblea Nazionale francese a luglio, mirava a vietare alle persone sotto i 15 anni di creare account sui social media a partire da settembre e richiedeva la chiusura degli account esistenti entro gennaio.
Le piattaforme sono state anche incaricate di implementare sistemi di verifica dell'età approvati dall'autorità francese per la protezione dei dati. Tuttavia, il Consiglio costituzionale ha respinto queste disposizioni, affermando che mancavano di chiarezza su come dovrebbe essere condotta la verifica dell'età e non sono riusciti a salvaguardare la privacy e la libertà di espressione degli utenti. La sentenza segna un passo indietro per il presidente Emmanuel Macron, la cui amministrazione aveva spinto per la misura come parte di riforme più ampie per combattere gli impatti negativi dei social media sui giovani. La decisione è stata resa pubblica poco dopo che il consiglio ha esaminato la legge, che era stata riferita dal primo ministro Sébastien Lecornu dopo l'approvazione parlamentare.
Il Consiglio ha sottolineato che i requisiti della legge erano sproporzionati e non proteggevano sufficientemente i diritti individuali. L'ufficio di Macron ha risposto rapidamente, incaricando Lecornu di redigere una versione riveduta della legislazione che risponda alle preoccupazioni del Consiglio. Il presidente ha espresso la sua determinazione a reintrodurre la politica prima delle prossime elezioni presidenziali del 2027, anche se attualmente non è eleggibile per un terzo mandato. Il governo mira a finalizzare una nuova proposta e presentarla ai legislatori nei prossimi mesi. Il dibattito sulla regolamentazione dell'accesso dei bambini ai social media ha guadagnato trazione a livello globale.
L'Australia è diventata la prima nazione a imporre tali restrizioni a dicembre, vietando agli utenti di età inferiore ai 16 anni le principali piattaforme come Facebook, Instagram e TikTok. Nonostante il divieto, i rapporti suggeriscono che molti australiani usano ancora questi servizi, evidenziando le sfide nell'applicazione. Altri paesi, tra cui Indonesia e Malesia, hanno introdotto restrizioni parziali, mentre il Regno Unito si prepara ad attuare misure simili per i minori di 16 anni entro l'inizio del 2027.
Nel mese di maggio, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha proposto un approccio graduale per limitare l'esposizione dei bambini ai social media, suggerendo un "ritardo" nell'accesso in base all'età. Sebbene non abbia specificato soglie di età esatte, le sue osservazioni hanno sottolineato l'interesse dell'UE a bilanciare l'innovazione digitale con la protezione dei giovani.
Tuttavia, alcuni critici sostengono che queste misure siano inadeguate e che sia necessaria una più robusta sorveglianza per impedire l'accesso dei minori. I legislatori francesi e i gruppi di difesa rimangono divisi sulla questione. Alcuni sostengono il divieto come un passo necessario per proteggere i bambini dal cyberbullismo, dalla disinformazione e dai rischi per la salute mentale. Altri avvertono che la legge potrebbe essere impraticabile per far rispettare e sollevare preoccupazioni sulla privacy. La decisione del Consiglio costituzionale ha aggiunto complessità alla discussione, sottolineando la necessità di quadri legali più chiari e una maggiore trasparenza nei processi di verifica dell'età.
Mentre le discussioni continuano, il governo francese affronta pressioni per conciliare le sue ambizioni normative con i principi costituzionali.
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