Un antico manoscritto sanscrito noto come Mayamata offre approfondimenti sulle pratiche architettoniche dell'India medievale, dettagliando le tecniche utilizzate per progettare e costruire strutture religiose e residenziali. Il testo, attribuito a un leggendario architetto di nome Maya, spesso indicato come "Architetto degli Dei", contiene 3.000 versi distribuiti in 36 capitoli, che forniscono indicazioni sulla selezione di siti di costruzione ottimali, la costruzione di case, la pianificazione delle città e l'erezione di templi. Le origini del Mayamata rimangono poco chiare, anche se gli studiosi ritengono che sia stato composto nell'India meridionale, probabilmente nel Tamil Nadu, durante l'XI-XIII secolo.
A quel tempo, la dinastia Chola era responsabile della creazione di grandi templi a più piani in regioni come Thanjavur e Gangaikonda Cholapuram. Il Mayamata è strutturato in tre sezioni principali. I primi dieci capitoli si concentrano sull'identificazione della migliore posizione per la costruzione, sottolineando l'importanza della terra come elemento fondamentale di qualsiasi struttura. Gli antichi architetti indiani credevano che la terra stessa dovesse essere rispettata e consultata prima di iniziare qualsiasi progetto.
Inoltre, gli alberi e altri elementi naturali hanno svolto un ruolo cruciale nel determinare l'idoneità di un sito. I capitoli da 11 a 30 riguardano la costruzione di vari tipi di edifici, che vanno da semplici abitazioni a palazzi elaborati, strutture fortificate e grandi templi dedicati a divinità come Lord Shiva, Lord Vishnu, il Buddha e seguaci della tradizione giainista. Questi capitoli forniscono istruzioni dettagliate su materiali, metodi e considerazioni simboliche nel design architettonico. In particolare, il Mayamata fa riferimento all'esistenza di templi Vishnu a più livelli, una caratteristica elaborata in un altro testo antico, il Marichi Samhita.
Esempi di tali templi possono ancora essere trovati in luoghi come Kanchipuram, Mannarkovil, Cheranmahadevi e Thirukoshtiyur all'interno del Tamil Nadu. Gli ultimi sei capitoli approfondiscono la creazione di mobili e sistemi di trasporto, tra cui carrozze, palanchini, posti a sedere ornati e troni reali. Queste sezioni incorporano anche principi matematici e conoscenze scientifiche rilevanti per la costruzione. Nel corso del tempo, il Mayamata ha subito modifiche, con variazioni regionali emergenti in base alle condizioni climatiche locali e alle risorse disponibili.
Ad esempio, la versione conservata in Kerala include contenuti aggiuntivi sulle strutture in legno, che riflettono la preferenza della regione per la costruzione in legno a causa delle frequenti piogge. Prima di iniziare qualsiasi costruzione, il Mayamata prescrive rituali volti a chiedere il permesso alla Terra e a tutte le entità interessate dall'edificio proposto.
In alternativa, riempire il pozzo con acqua e lasciarlo per tutta la notte ha permesso ai costruttori di osservare se il suolo manteneva la sua integrità dopo essere stato disturbato. Il Mayamata riflette una profonda riverenza per la natura, in netto contrasto con gli approcci moderni che spesso danno priorità alla comodità umana rispetto alla conservazione ambientale. Gli antichi costruttori aderivano a rigide linee guida che garantiscono l'armonia tra gli ambienti costruiti e il mondo naturale. Questa filosofia sottolinea il significato del testo sia come guida pratica che come manuale spirituale per l'architettura.
Mentre l'interesse per le pratiche costruttive tradizionali cresce, il Mayamata continua a ispirare architetti e storici contemporanei che cercano di comprendere l'ingegneria sofisticata e la consapevolezza ecologica incorporata nell'antica civiltà indiana.
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