Cinque tonnellate di antibiotici sono state utilizzate nell'industria dell'allevamento del salmone della Tasmania per combattere un grave focolaio di malattie, secondo recenti rapporti. La rivelazione è arrivata quando l'industria ha affrontato crescenti pressioni da parte di gruppi ambientali e regolatori per la sua dipendenza dagli antibiotici, in particolare dal florfenicol, che è stato temporaneamente vietato dall'autorità federale. I dati mostrano che tra gennaio e aprile 2025, quasi 15.000 tonnellate di salmone sono morte a causa di un'infezione batterica, spingendo l'azione urgente del settore.
L'uso di antibiotici ha raggiunto un punto critico quando l'industria del salmone, guidata da Salmon Tasmania, è stata costretta a richiedere e ricevere un permesso di emergenza per l'uso del florfenicol. Questo antibiotico, tipicamente utilizzato nell'agricoltura terrestre, è stato approvato per l'uso nelle acque australiane nel novembre 2024 dopo che i trattamenti iniziali con ossitetraciclina si sono rivelati in gran parte inefficaci contro la malattia.
La portata dell'uso degli antibiotici è diventata evidente quando sono stati rilasciati i dati finali, rivelando che oltre 5.000 chilogrammi di florfenicol sono stati somministrati durante l'epidemia. Questo numero evidenzia la gravità della situazione e le misure adottate dall'industria per mitigare la crisi. Tuttavia, l'uso dell'antibiotico è stato presto messo in discussione quando è stato scoperto che tracce di florfenicol erano state trovate in popolazioni di pesci selvatici fino a 10 chilometri di distanza dai siti di applicazione. Di conseguenza, l'Autorità australiana per i pesticidi e i medicinali veterinari (APVMA) ha revocato il permesso nel marzo 2025, citando potenziali rischi per gli ecosistemi marini.
I sostenitori dell'ambiente, tra cui il rappresentante dei Verdi della Tasmania, Vica Bayley, hanno espresso forti critiche alle azioni dell'industria. Bayley ha descritto l'uso di tali grandi quantità di antibiotici come una "accusa scioccante" delle pratiche dell'industria e ha messo in dubbio l'efficacia dell'approccio. Ha sostenuto che il metodo non era una soluzione sostenibile e che l'impatto ambientale non dovrebbe essere trascurato. I Verdi hanno a lungo spinto per il trasferimento delle operazioni di allevamento del salmone sulla terra per ridurre l'impronta ecologica, sottolineando la necessità di alternative più rispettose dell'ambiente.
In risposta, l'industria del salmone ha ribadito il suo impegno per una gestione responsabile degli antibiotici e ha delineato i piani per un approccio multi-strategia per la salute dei pesci. Ciò include il continuo uso di antibiotici insieme alle vaccinazioni e alle tecniche di allevamento selettivo volte a migliorare la resistenza alle malattie. John Whittington, CEO di Salmon Tasmania, ha dichiarato che l'industria sta attualmente lavorando per richiedere nuovamente un permesso per l'uso di florfenicol, evidenziando il complesso panorama normativo e la necessità di valutazioni approfondite di sicurezza ed efficacia.
L'incidente sottolinea le sfide più ampie che le industrie dell'acquacoltura devono affrontare a livello globale, bilanciando la necessità di controllo delle malattie con la gestione ambientale. Il caso in Tasmania funge da monito sulle potenziali conseguenze dell'uso improprio degli antibiotici e sull'importanza di sviluppare strategie alternative per garantire sia il benessere degli animali che la protezione dell'ecosistema. Man mano che l'industria avanza, l'attenzione si sposterà probabilmente verso soluzioni innovative che riducano al minimo la dipendenza dagli antibiotici mantenendo produttività e sostenibilità.
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