Un uomo in Cile è stato arrestato dopo aver presumibilmente tentato di uccidere la sua ex-compagna mettendola in fiamme prima di fuggire dalla scena arrampicandosi a 17 piani di un edificio a Santiago. L'incidente, che ha attirato l'attenzione a causa della sua gravità e della natura del presunto crimine, si è verificato in mezzo a continue preoccupazioni per la violenza di genere nel paese. Il caso è iniziato il 7 luglio, quando la donna è arrivata con i suoi genitori a casa dell'accusato nella zona rurale di La Peña, vicino a Santa Bárbara nella regione del Biobío, per recuperare una motosega appartenente a sua madre. Secondo i pubblici ministeri, l'uomo l'ha fatta entrare ma l'ha minacciata.
Secondo il procuratore Ana María Molina, che sta conducendo le indagini, la donna è rimasta confinata all'interno della proprietà per più di 15 giorni, durante i quali ha subito abusi fisici, psicologici e sessuali. L'accusato avrebbe usato vari oggetti per intimidirla e farle del male. Molina lo ha descritto come altamente aggressivo, notando che anche i suoi familiari avevano paura di lui in base ai loro racconti e ai precedenti registri.
L'accusa ha dichiarato che le prove raccolte finora indicano non solo il carcere illegale, ma anche numerose forme di maltrattamento, tra cui minacce, insulti, percosse e accuse che la vittima fosse stata drogata. Un atto particolarmente grave, secondo Molina, è stato quando l'accusato ha rasato completamente la testa della donna, un'azione ritenuta emblematica del dominio e della degradazione maschile, volta a minare la sua immagine senza il suo consenso. La donna non aveva alcun mezzo per contattare la sua famiglia durante la sua prigionia. Suo padre è diventato preoccupato e ha presentato una denuncia in merito a una possibile sfortuna, spingendo la polizia a visitare la residenza dell'accusato. L'uomo ha permesso loro l'ingresso volontariamente.
La vittima ha affermato di essere stata nascosta e rinchiusa, e sebbene non abbia osato gridare per chiedere aiuto a causa della paura, ha sentito l'arrivo della polizia. Durante questo periodo, la madre della donna è deceduta. In risposta, la sua famiglia ha visitato la casa dell'imputato per informarlo, spingendolo a lasciare per evitare sospetti e accompagnare la vittima al funerale, dove avrebbe potuto chiedere assistenza. Ciò ha portato alla sua eventuale liberazione. I pubblici ministeri hanno classificato il caso sotto la violenza domestica, sottolineando il contesto più ampio della violenza di genere che deve essere affrontato. Di conseguenza, il giudice di garanzia a Santa Bárbara ha ordinato la detenzione preventiva per l'imputato.
Il periodo di indagine è stato fissato a quattro mesi. Il caso evidenzia il problema persistente della violenza di genere in Cile, con le autorità che continuano a sottolineare la necessità di misure globali per affrontare tali crimini.
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