Fashion Waste La distruzione dei vestiti è vietata nell'UE E la Svizzera?
L'Unione europea ha vietato la distruzione di abbigliamento invenduto da parte di grandi aziende di moda, richiedendo loro di gestire i resi attraverso alternative come rivendita, riciclo, donazione o riutilizzo. Il regolamento, in vigore dal 19 luglio 2026, si applica immediatamente alle grandi aziende e si estenderà alle imprese di medie dimensioni entro il 2030. Queste aziende devono divulgare informazioni sui beni invenduti che smaltiscono, utilizzando un formato standardizzato. Le autorità nazionali faranno rispettare la conformità e imporranno multe per le violazioni. Le regole mirano a ridurre gli sprechi, ridurre l'impatto ambientale e creare condizioni di parità per le imprese sostenibili. In Svizzera, mentre il divieto non si applica direttamente, circa lo 0,3% dei tessuti invenduti viene distrutto ogni anno, secondo un rapporto federale del 2023 dell'Ufficio per l'ambiente (Bafu). Tuttavia, le aziende di moda svizzere che vendono nell'UE devono ora riferire sugli inventari invenduti, anche se le pratiche nazionali rimangono inalterate.
L'Unione europea ha attuato nuovi regolamenti che vietano alle grandi aziende di moda di distruggere i capi di abbigliamento invenduti, segnando un cambiamento significativo nel modo in cui i rifiuti tessili vengono gestiti all'interno del blocco. Le regole, entrate in vigore il 19 luglio 2026, richiedono alle aziende di smaltire i capi di abbigliamento invenduti solo in condizioni specifiche, come quando gli articoli sono danneggiati o presentano rischi per la sicurezza. Questo cambiamento mira a incoraggiare le imprese a esplorare alternative come rivendita, riciclo, donazione o riutilizzo piuttosto che semplicemente scartare l'inventario. Il regolamento si applica alle grandi imprese immediatamente, mentre le imprese di medie dimensioni dovranno rispettare entro il 2030.
Queste misure fanno parte di sforzi più ampi per ridurre i danni ambientali e promuovere pratiche commerciali sostenibili. Secondo le nuove regole, le grandi aziende devono già divulgare informazioni sui beni invenduti che scartano utilizzando un formato di segnalazione standardizzato introdotto dalla Commissione europea. Le aziende di medie dimensioni dovranno seguire l'esempio a partire dal 2030.
Secondo la Commissione europea, queste misure mirano a ridurre gli sprechi tessili, ridurre le emissioni di carbonio e livellare il campo di gioco per le aziende che adottano modelli sostenibili.
Sebbene il governo svizzero non abbia ancora promulgato restrizioni simili, le nuove regole dell'UE potrebbero ancora avere effetti indiretti sulle imprese locali, in particolare su quelle che operano a livello internazionale. Per le aziende con sede in Svizzera che vendono abbigliamento all'interno dell'UE, i nuovi regolamenti significano che ora devono segnalare lo stock invenduto. Tuttavia, le operazioni nazionali rimangono non influenzate dal divieto. L'Ufficio federale svizzero per l'ambiente ha dichiarato che il divieto non ha un impatto diretto sul paese, poiché molte aziende di moda svizzere operano a livello globale e sono soggette agli standard dell'UE. Tuttavia, i cambiamenti potrebbero influenzare le politiche interne e la gestione della catena di approvvigionamento per le aziende attive in entrambi i mercati.
Texaid, uno dei più grandi collezionisti di abbigliamento di seconda mano della Svizzera, ha accolto con favore la decisione dell'UE. L'organizzazione ha espresso sostegno per una legislazione simile in Svizzera, sostenendo che tali norme aiuterebbero a mantenere risorse preziose in circolazione. Texaid colleziona abbigliamento sia a livello nazionale che internazionale, sottolineando il suo ruolo nell'estendere la durata dei prodotti. Nel frattempo, H&M, un attore importante nel settore della moda globale, ha visto il cambiamento normativo come un'opportunità per avanzare gli obiettivi di sostenibilità. L'azienda ha sottolineato che le sue strategie per ridurre al minimo gli sprechi e estendere l'uso dei prodotti si applicano in modo coerente in tutti i suoi mercati, compresa la Svizzera.
H&M ha indicato che intende evitare la distruzione di abbigliamento nel paese, in linea con la sua più ampia strategia aziendale. Man mano che l'UE continua a rafforzare la sua presa sulla governance ambientale, le implicazioni per le imprese e i consumatori sono destinate a crescere. Con requisiti di rendicontazione più rigorosi e maggiori richieste di trasparenza, la pressione sulle aziende per adottare i principi dell'economia circolare è in aumento. Per la Svizzera, mentre i cambiamenti legislativi diretti non sono imminenti, il panorama in evoluzione suggerisce che gli sviluppi politici futuri potrebbero riflettere la crescente enfasi sulla sostenibilità e l'efficienza delle risorse.
I prossimi mesi riveleranno se le imprese svizzere si adattano in modo proattivo o attendono ulteriori chiarimenti normativi.
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L'Unione europea ha vietato la distruzione di abbigliamento invenduto da parte di grandi aziende di moda, richiedendo loro di gestire i resi attraverso alternative come rivendita, riciclo, donazione o riutilizzo. Il regolamento, in vigore dal 19 luglio 2026, si applica immediatamente alle grandi aziende e si estenderà alle imprese di medie dimensioni entro il 2030. Queste aziende devono divulgare informazioni sui beni invenduti che smaltiscono, utilizzando un formato standardizzato. Le autorità nazionali faranno rispettare la conformità e imporranno multe per le violazioni. Le regole mirano a ridurre gli sprechi, ridurre l'impatto ambientale e creare condizioni di parità per le imprese sostenibili. In Svizzera, mentre il divieto non si applica direttamente, circa lo 0,3% dei tessuti invenduti viene distrutto ogni anno, secondo un rapporto federale del 2023 dell'Ufficio per l'ambiente (Bafu). Tuttavia, le aziende di moda svizzere che vendono nell'UE devono ora riferire sugli inventari invenduti, anche se le pratiche nazionali rimangono inalterate.
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