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Esclusiva: i procuratori della CPI hanno accantonato il mandato d'arresto di RSF mentre le atrocità aumentavano
World🏛️ PoliticaCentro13 h fa

Esclusiva: i procuratori della CPI hanno accantonato il mandato d'arresto di RSF mentre le atrocità aumentavano

La Corte penale internazionale (ICC) non ha depositato alcun mandato di arresto per crimini commessi nella regione sudanese del Darfur dall'inizio del conflitto nell'aprile 2023, nonostante le indagini in corso e gli impegni pubblici a farlo. Secondo molteplici fonti e documenti giudiziari, l'Ufficio del procuratore (OTP) ha scelto di non perseguire un mandato di arresto contro i membri delle Forze di supporto rapido (RSF), nonostante le precedenti assicurazioni del procuratore Karim Khan che tali azioni sarebbero seguite. Nel gennaio 2025, Khan ha informato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che l'OTP si stava preparando a presentare domande di mandati di arresto, in particolare per quanto riguarda la violenza di genere contro le donne e le ragazze. Tuttavia, per oltre un anno dopo che Khan ha preso un congedo di assenza nel maggio 2025, l'OTP non ha fornito alcuna spiegazione alla camera di pretesto per ritardare il processo. Recentemente, il gruppo di tre giudici che ha esaminato i regolamenti della camera di pretesto ha criticato l'OTP e ha deciso di presentare un mandato di arresto per i membri delle Forze di supporto rapido (RSF), nonostante le precedenti assicurazioni del procuratore Karim Khan che tali azioni sarebbero seguite.

The International Criminal Court (ICC) has announced a major development in its long-standing investigation into war crimes committed in Sudan’s Darfur region, marking a potential turning point in the pursuit of accountability for atrocities that have plagued the area for decades. According to the ICC’s deputy chief prosecutor, Nazhat Shameem Khan, investigators have gathered “concrete evidence” linking leaders of the paramilitary Rapid Support Forces (RSF) to recent acts of violence, including the massacres in the cities of el-Fasher and el-Geneina. These findings represent a significant breakthrough, though the process of bringing these individuals to trial could still take considerable time.

The conflict between the RSF and Sudan’s national army escalated dramatically in April 2023, leading to widespread violence across the country. In October 2025, the RSF captured the city of el-Fasher, resulting in over 6,000 civilian deaths, according to the United Nations. This event is considered one of the most brutal phases of the ongoing conflict, with reports indicating that the RSF targeted primarily non-Arab communities, particularly the Zaghawa ethnic group. A similar massacre reportedly took place in el-Geneina, further intensifying concerns about the scale and nature of the violence. Despite these allegations, the RSF has consistently denied claims of widespread killings, insisting that the number of casualties has been exaggerated and that the actions attributed to them were not racially motivated.

Khan emphasized that the ICC’s investigation has uncovered direct connections between the leadership of the RSF and the atrocities committed on the ground. While she did not specify a timeline for potential charges, she highlighted that the progress made so far represents a substantial step forward. The ICC, based in The Hague, has jurisdiction over crimes such as genocide, crimes against humanity, and war crimes, making it uniquely positioned to pursue justice in this case. However, the challenges of accessing the conflict zone and securing cooperation from local authorities continue to pose obstacles to the court’s efforts.

During her visit to refugee camps in eastern Chad, Khan met with survivors who described harrowing experiences of violence and displacement. Many of these individuals recounted witnessing mass graves, burned-out homes, and the systematic targeting of civilians. The UN has previously classified the violence in el-Fasher as exhibiting “hallmarks of genocide,” although the RSF maintains that such accusations are unfounded. The group has admitted to some violations but insists that the scale of the atrocities has been overstated.

This latest development comes amid a broader escalation of hostilities in Darfur, where the RSF has continued its campaign of attacks against villages and displacement camps. In June 2026, survivors reported that the RSF razed several villages near the border with Chad, displacing thousands and leaving behind scenes of destruction. These incidents align with longstanding allegations that the RSF has engaged in ethnic cleansing and other serious human rights violations. The UN has also raised alarms about the increasing number of child casualties, with over 330 children killed or injured in the first half of 2026 alone. The humanitarian crisis has worsened significantly, with millions of people facing food insecurity and displacement.

The ICC’s investigation into Darfur dates back over two decades, following the initial wave of violence in the early 2000s. During this period, the court managed to secure convictions and arrests, including the sentencing of a former militia leader for crimes committed in the region. However, many of those implicated in past conflicts remain at large, including Sudan’s former president, Omar al-Bashir, who was indicted for war crimes but has yet to be apprehended. The current investigation builds upon this historical context, aiming to address both old and new offenses committed by the RSF.

As the ICC continues its work, the international community faces mounting pressure to ensure that justice is delivered to victims of the ongoing conflict. With the war showing no signs of abating, the stakes for those involved in the legal proceedings—and for the affected populations—have never been higher. The coming months will likely determine whether this breakthrough translates into meaningful action or remains another milestone in a protracted struggle for accountability.

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Al Jazeera English logoAl Jazeera EnglishStatale / pubblicoCentroFattualità 90Obiettività 887 gg fa
Le forze di supporto rapido del Sudan possono prendere il controllo di el-Obeid?

Le forze di supporto rapido (RSF), un gruppo paramilitare in Sudan, stanno intensificando i loro attacchi contro la città strategica meridionale di el-Obeid, che è attualmente controllata dall'esercito sudanese. Il conflitto su questa città si è notevolmente intensificato, con rapporti che indicano alcuni dei peggiori combattimenti dall'inizio del più ampio conflitto sudanese nel 2023. Gli analisti suggeriscono che se le RSF riuscissero a catturare el-Obeid, consoliderebbero il loro dominio nel Sudan occidentale. Tuttavia, la violenza in corso ha portato a gravi preoccupazioni umanitarie, tra cui il rischio di atrocità di massa e una potenziale crisi umanitaria, mentre i civili lottano per sfuggire al conflitto.

Lettura del bias (Centro): L'articolo presenta la situazione di el-Obeid come un conflitto conteso tra le RSF e l'esercito sudanese, evidenziando sia l'importanza strategica della città che l'impatto umanitario.

Perché questi punteggi (Fattualità 90 · Obiettività 88): Mirrors the primary source's warning about mass atrocities and mentions the RSF's siege. Objectivity is high, though the article emphasizes the UN's calls for de-escalation, which is a common stance among international bodies.

SRF News logoSRF NewsStatale / pubblicoCentroFattualità 80Obiettività 707 gg fa
Guerra civile in Sudan Amnesty Rapporto di Amnesty mostra la portata delle atrocità di El Fascher

Nell'ottobre del 2025, il gruppo paramilitare Rapid Support Forces (RSF) lanciò la loro offensiva finale su El Fasher, una città nella regione sudanese del Darfur. L'attacco portò a numerose vittime civili, con sopravvissuti che descrivevano omicidi di massa, violenze sessuali, torture e rapimenti. L'esercito sudanese si ritirò, permettendo alla RSF di prendere il controllo della città strategicamente importante, nota per le sue riserve d'oro. Amnesty International ha pubblicato un rapporto che documenta queste atrocità, evidenziando la grave crisi umanitaria causata dal conflitto. I sopravvissuti hanno raccontato di aver assistito a centinaia di corpi gettati in un muro di terra protettivo che circonda la città, mentre altri hanno descritto di essere tenuti in ostaggio per il riscatto. Le Nazioni Unite hanno etichettato la situazione come la peggiore crisi sanitaria e umanitaria a livello globale.

Lettura del bias (Centro): L'articolo presenta un resoconto dettagliato del conflitto in Sudan basato sulle testimonianze dei sopravvissuti e sul rapporto di Amnesty International.

Perché questi punteggi (Fattualità 80 · Obiettività 70): Reports on UN warning for El Obaid, consistent with other sources. Uses strong language but provides context. Objectivity is moderate, with some bias towards humanitarian concerns.

The Daily Wire logoThe Daily WireIndipendenteConservatoreFattualità 75Obiettività 6010 gg fa
Senza prove, l'ONU accusa Israele di genocidio Un altro giorno che finisce in Y

La Commissione d'inchiesta del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite sul territorio palestinese occupato ha pubblicato un rapporto che accusa Israele di aver commesso genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità durante le sue operazioni a Gaza. Il rapporto, che si estende su 94 pagine, formula gravi accuse legali ma fornisce poche prove concrete al di là dei conteggi delle vittime e delle argomentazioni teoriche. Non identifica specifici soldati israeliani o incidenti in cui i bambini sono stati intenzionalmente presi di mira nonostante affermi di aver esaminato numerosi casi. Il rapporto omette anche un contesto significativo per quanto riguarda Hamas, incluso il suo presunto uso di bambini come scudi umani e la sua costruzione di un'infrastruttura militare all'interno di aree civili. I critici sostengono che il rapporto manca di prove credibili e ignora aspetti critici del conflitto.

Lettura del bias (Conservatore): L'articolo inquadra il rapporto delle Nazioni Unite come carente di prove credibili, sottolineando l'assenza di contesto per quanto riguarda le azioni di Hamas. Critica le conclusioni del rapporto come infondate e sottolinea la mancanza di verifica delle affermazioni, suggerendo un pregiudizio verso la posizione di Israele.

Perché questi punteggi (Fattualità 75 · Obiettività 60): The article accurately describes the U.N. report's structure and the lack of direct evidence for specific incidents. However, it omits significant context about Hamas's actions, which could affect the overall assessment of the situation. The tone is biased toward Israel, using phrases like 'Jewish s

Africanews logoAfricanewsIndipendenteCentroFattualità 65Obiettività 608 gg fa
Nel sudanese Kordofan, una città chiave si agita mentre l'offensiva paramilitare si profila

Nella regione sud del Kordofan del Sudan, la città di El-Obeid affronta gravi sfide umanitarie a causa del conflitto in corso tra l'esercito sudanese e le forze paramilitari di supporto rapido (RSF). I civili nei campi di sfollati vicino alla città sopportano condizioni estreme, tra cui la mancanza di acqua pulita e di beni di prima necessità, mentre RSF intensifica gli attacchi alle infrastrutture come centrali elettriche e depositi di carburante. Le Nazioni Unite hanno sollevato preoccupazioni per potenziali movimenti di truppe RSF su larga scala verso la città, ricordando atrocità simili testimoniate durante la caduta di El-Fasher in Darfur. Gli analisti suggeriscono che il controllo di El-Obeid potrebbe rafforzare l'influenza di RSF sul Sudan occidentale e minacciare la capitale indipendente, Khartoum. L'accesso alla città è limitato, complicando e esacerbando le sofferenze di coloro che sono intrappolati all'interno.

Lettura del bias (Centro): L'articolo presenta un resoconto equilibrato del conflitto militare e della crisi umanitaria a El-Obeid senza apertamente favorire nessuna delle due parti.

Perché questi punteggi (Fattualità 65 · Obiettività 60): The article describes the situation in El-Obeid with specific details about water scarcity and RSF attacks. It references the UN warning about potential ground assaults but doesn't mention the ICC prosecutor's statements or the legal implications discussed in the primary source.

Africanews logoAfricanewsIndipendenteCentroFattualità 60Obiettività 657 gg fa
L'OMS dice 120 morti nell'ultima epidemia di colera in Sudan

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riferito che almeno 120 persone sono morte a causa di un recente focolaio di colera nello stato sudanese del Kordofan occidentale, con 1.102 casi sospetti registrati da maggio in varie parti del paese. Il conflitto in corso tra l'esercito sudanese e le Forze di supporto rapido (RSF) ha gravemente indebolito le infrastrutture sanitarie della nazione, contribuendo alla diffusione della malattia. Questo segna il terzo focolaio di colera in Sudan in tre anni, con ondate precedenti che hanno causato oltre 124.400 infezioni e 3.500 morti.

Lettura del bias (Centro): L'articolo presenta informazioni di fatto sull'epidemia di colera, sulle sue cause e sull'impatto del conflitto in corso in Sudan, senza mostrare una chiara parzialità verso nessuna parte politica, fornendo dati dell'OMS e contestualizzando la questione all'interno della più ampia crisi umanitaria e politica.

Perché questi punteggi (Fattualità 60 · Obiettività 65): The article focuses on a cholera outbreak in West Kordofan rather than the ICC prosecutor's briefing. While it provides factual data about the health crisis, it doesn't address the legal aspects discussed in the primary source document.

Middle East Eye logoMiddle East EyeIndipendenteCentroFattualità 20Obiettività 305 gg fa
Esclusiva: i procuratori della CPI hanno accantonato il mandato d'arresto di RSF mentre le atrocità aumentavano

La Corte penale internazionale (ICC) non ha depositato alcun mandato di arresto per crimini commessi nella regione sudanese del Darfur dall'inizio del conflitto nell'aprile 2023, nonostante le indagini in corso e gli impegni pubblici a farlo. Secondo molteplici fonti e documenti giudiziari, l'Ufficio del procuratore (OTP) ha scelto di non perseguire un mandato di arresto contro i membri delle Forze di supporto rapido (RSF), nonostante le precedenti assicurazioni del procuratore Karim Khan che tali azioni sarebbero seguite. Nel gennaio 2025, Khan ha informato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che l'OTP si stava preparando a presentare domande di mandati di arresto, in particolare per quanto riguarda la violenza di genere contro le donne e le ragazze. Tuttavia, per oltre un anno dopo che Khan ha preso un congedo di assenza nel maggio 2025, l'OTP non ha fornito alcuna spiegazione alla camera di pretesto per ritardare il processo. Recentemente, il gruppo di tre giudici che ha esaminato i regolamenti della camera di pretesto ha criticato l'OTP e ha deciso di presentare un mandato di arresto per i membri delle Forze di supporto rapido (RSF), nonostante le precedenti assicurazioni del procuratore Karim Khan che tali azioni sarebbero seguite.

Lettura del bias (Centro): L'articolo presenta un resoconto fattuale della gestione da parte della CPI di possibili mandati d'arresto in Darfur, senza apertamente favorire alcuna parte, e include citazioni sia dalla CPI che da fonti esterne, fornendo una visione equilibrata della situazione senza apparenti inquadrature ideologiche.

Perché questi punteggi (Fattualità 20 · Obiettività 30): The article discusses the International Day against Sexual Violence in War in Foča, Bosnia. It is entirely unrelated to the ICC prosecutor's briefing on Darfur and contains no relevant factual information about the situation in Sudan.

BBC News (World) logoBBC News (World)Statale / pubblicoCentro13 h fa
La Corte Internazionale parla alla BBC di una svolta nell'indagine sui crimini di guerra in Sudan

La Corte penale internazionale (ICC) ha annunciato una "scopertura" nella sua indagine sui presunti crimini di guerra commessi dalle forze di supporto rapido (RSF), un gruppo paramilitare in Sudan, durante il conflitto in Darfur. Il vice procuratore capo Nazhat Shameem Khan ha dichiarato che la CPI ha raccolto "prove concrete" che collegano i leader di RSF ai massacri nelle città di el-Fasher e el-Geneina, dove migliaia di civili sono morti. La CPI ha sottolineato che mentre il processo per consegnare gli autori alla giustizia può richiedere tempo, sono stati compiuti progressi significativi. La RSF ha negato le accuse di omicidi diffusi su base etnica, sebbene abbia ammesso alcune violazioni che si verificano a el-Fasher. La CPI ha indagato su queste questioni per oltre due decenni, notando simili eventi tra i conflitti attuali e quelli passati nella regione.

Lettura del bias (Centro): L'articolo presenta informazioni della CPI riguardanti potenziali crimini di guerra attribuiti alle RSF in Sudan, e include citazioni dirette del vice procuratore capo della CPI e menziona le smentite delle RSF, fornendo prospettive equilibrate da entrambe le parti coinvolte.

Euronews logoEuronewsIndipendenteCentrol’altro ieri
RSF distrugge diversi villaggi nel Darfur uccidendo decine di persone mentre l'ONU avverte di un aumento degli attacchi contro i bambini

Secondo le Nazioni Unite, oltre 3.500 persone sono state sfollate da un solo villaggio e i rapporti indicano che almeno 330 bambini sono stati uccisi o feriti nella prima metà del 2026, con molte ferite che si verificano nelle case, sulle strade e durante i tentativi di accedere ai servizi di base. Le Nazioni Unite hanno avvertito che i bambini sono colpiti in modo sproporzionato dal conflitto in corso, che ha provocato spostamenti diffusi, fame, grave malnutrizione.

Lettura del bias (Centro): L'articolo presenta resoconti fattuali della violenza e degli sfollamenti causati dalle RSF in Darfur, citando testimonianze di sopravvissuti e rapporti delle Nazioni Unite.

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